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Visualizza versione completa : Riscaldamento globale? Non è colpa dell' uomo


natoxcorrere
10th February 2010, 01:25
Non è colpa dell'uomo
Furio Stella - "EfferveScienza" inserto del mensile Biolcalenda, anno XX, nr. 2 - febbraio 2010, www.labiolca.it

Piccolo esperimento: chiudete gli occhi e pensate al «Riscaldamento Globale». Che cosa vi viene in mente? Se l’immagine che si sta formando nella vostra mente è quella di enormi ciminiere che buttano in cielo nuvoloni neri densi di fumo, avete risposto giusto. Sono, quelle, le stesse immagini che vengono utilizzate quotidianamente dalla vostra tv per accompagnare i notiziari sul «Global Warming». Ora, siccome quel che leggiamo o ci viene detto passa attraverso il vaglio della nostra coscienza critica, mentre le immagini no, la morale è semplice: che ci crediate o no, che ne siate consapevoli o no, state accettando completamente l’equazione «riscaldamento globale uguale opera dell’uomo». Che è quanto esattamente l’ortodossia scientifica - quella delle Nazioni Unite, di Al Gore, dei premi Nobel, di Kyoto e del recentissimo supervertice di Copenhagen - vi sta suggerendo.
Senza che questa verità ufficiale, questo paradigma scientifico, venga minimamente messo in discussione dai fatti.

Quali fatti? Be’, per esempio che i modelli climatici usati dagli scienziati dell’I.P.C.C., il potentissimo Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico che lavora sotto l’egida dell’ONU, premiato nel 2007 addirittura con un premio Nobel e i cui dati costituiscono «verità assoluta» sul tema, non sono condivisi da migliaia di loro colleghi nel mondo non meno bravi o qualificati di loro (anzi). Un esempio arriva dall’N.I.P.C.C., l’organismo «non governativo» che ha prodotto una stroncatura scientifica delle teorie secondo cui la responsabilità del riscaldamento globale sarebbe solo e unicamente dell’uomo: il suo rapporto di 700 pagine pubblicato nel 2009 («Climate change reconsidered», il cambiamento climatico ripensato) è stato firmato difatti da oltre 31.000 scienziati, tra cui 3.800 geologi e scienziati dell’atmosfera, ma anche matematici, chimici, fisici, medici e ingegneri. Qualche nome di spicco? Tra i primi firmatari Frederick Seitz, già presidente dell’American Pysical Society e della National Academy of Sciences, scomparso nel 2008. Oppure Kary Mullis, il geniale premio Nobel che già aveva denunciato negli anni ’90 la falsità dell’equazione «H.I.V. uguale A.I.D.S.». «Variazioni naturali legate al sole o all’acqua, l’uomo non c’entra», assicurano.

CLIMAGATE
Sulla «scientificità» dei dati prodotti dal Panel ci sarebbe da interrogarsi da qui fino a Pasqua. Specie dopo che a metà novembre scorso è saltato fuori lo scandalo «Climagate».
Ne avete sentito parlare? In pratica un gruppo di hacker ha rubato dal server della East Anglia University oltre mille e-mail scritte tra il 1996 e il 2009 da vari scienziati dell’I.P.C.C. e del Climatic Research Unit (C.R.U.) che ci lavora a tempo pieno, e le ha diffuse su Internet.
In quelle mail gli scienziati esprimono dubbi sulla teoria del riscaldamento globale che loro stessi portano avanti e, cosa ancora più grave, ammettono allegramente di aver manipolato le prove scientifiche. Sul serio. In uno scambio di e-mail del 1999, tanto per citarne una, il capo del C.R.U., il professor Phil Jones, racconta di aver usato un «trick», cioè un trucco, per nascondere il calo nelle temperature.

«Ho appena completato il trucco fatto da Mike (Michael Mann, un altro ricercatore) su Nature - scrive - aggiungendo le temperature reali a ogni serie per gli ultimi vent’anni così che quello di Keith (un altro ricercatore) possa nascondere il declino». E lo stesso Mann: «Sappiamo tutti che qui non si tratta di stabilire la verità, ma di prepararsi a respingere le accuse in modo plausibile». E così via.

Trucchi, dunque. Dati manipolati ad arte, persino articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta. Uno scandalo, il Climagate, che ha travolto con sé anche l’ex vicepresidente americano Al Gore, autore del documentario ecologista «An inconvenient truth», una verità scomoda, premiato con due Oscar per la denuncia sui rischi del nostro pianeta.
Oscar che la destra di Hollywood ha proposto subito di togliergli, visto che le informazioni del film coincidevano con quelle «false» denunciate dalle mail dei ricercatori.
Al contrario delle informazioni «vere» che vengono invece sistematicamente taciute o derubricate.
Per esempio che la terra ha già vissuto periodi in cui i livelli di CO2, il temibile biossido di carbonio ritenuto responsabile dell’effetto serra, erano gli stessi di adesso. Anche nell’Eocene, parliamo di 20 milioni di anni fa, quando dell’uomo non v’era nemmeno traccia.

GAS SERRA
Colpa dei gas serra, dicono oggi.
Vero. Peccato che la stragrande maggioranza di tutte le emissioni sia, secondo gli scienziati «negazionisti», di origine naturale e non umana. Cioè una posizione diametralmente opposta a quella dei loro colleghi dell’I.P.C.C., i cui dati propagandati da giornali e tv indicano invece che la causa del riscaldamento globale è provocata invece al 92,5% dai gas serra di origine antropica. Tesi strana, visto che il rapporto tra i livelli di CO2 e l’aumento delle temperature non indica sempre una diretta proporzionalità. Al contrario. Il crollo di Wall Street del 1929, per esempio, fece scendere la produzione di tutte le industrie del mondo del 30%. Per tornare ai livelli precedenti, toccò aspettare la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni della ricostruzione 1945-50.
Eppure, come ha dimostrato nel 2001 il professor Martin Hertzberg, meterologo dell’U.S. Navy, nonostante il crollo industriale il CO2 ha continuato a salire. Il 21% in più nell’ultimo secolo. «Com’è possibile - si domanda Hertzberg – se negli ultimi cent’anni, dal 1880 al 1980, le temperature sono salite di solo mezzo grado?».

IL CALDO MEDIOEVO
Dicevamo delle epoche storiche.
Tutti gli scienziati ammettono l’esistenza di un «periodo caldo» (addirittura tre gradi in più rispetto a oggi) compreso fra il 950 e il 1450.
Ne fanno fede anche i resoconti del 1421 di una spedizione nel Mare Artico di una flotta dell’imperatore cinese che «non aveva incontrato ghiaccio in nessuna zona». La stessa Groenlandia (da «groenland», terra verde) prese il nome dai primi insediamenti vichinghi che la trovarono evidentemente ben coltivabile dopo la sua scoperta avvenuta nel 985 da parte del navigatore Erik il Rosso.

Non solo. Dopo il periodo caldo medievale, ben documentato anche da un rapporto O.N.U. del 1996, salvo poi essere cancellato «misteriosamente» nell’analogo rapporto del 2001, che cosa ti arriva? Un periodo freddo, anzi una vera e propria «piccola era glaciale». Circa trecento anni, con il suo apice compreso fra il 1550 e il 1700 provocato, secondo gli studi del ricercatore danese Henrik Svensmark finanziati dalla Royal Society britannica, «dalla ridotta attività solare e dalla maggiore irradiazione di raggi cosmici che ha ridotto la nuvolosità del clima». Le temperature in Europa calarono di 1,5° solo nel giro di un secolo per poi abbassarsi ancora durante il periodo più freddo, e rialzarsi infine verso il 1750. Un rialzo che continua ai giorni nostri. Sono dunque circa 400 anni che il pianeta si sta riscaldando, e non 150 come sostenuto dalle teoria degli ambientalisti.



http://www.disinformazione.it/riscaldamento_globale2.htm

natoxcorrere
10th February 2010, 01:25
GHIACCI E CO2
E i ghiacci che si sciolgono? «Variazioni periodiche», dicono gli scettici del riscaldamento. Ai quali si è aggiunta nel mese scorso la clamorosa scoperta dell’E.T.H., l’Istituto federale svizzero per la Tecnologia di Zurigo, secondo cui non è vero che lo scioglimento dei ghiacciai sulle nostre Alpi sia un fenomeno del tutto nuovo. Anzi, secondo i glaciologi elvetici, negli anni ‘40 del secolo scorso i ghiacciai si ritiravano molto più velocemente di oggi a causa della maggiore quantità di radiazione solare (circa l’8% in più). Al punto che, in paragone, ai giorni nostri la loro estensione è addirittura aumentata del 4%. E questo - aggiungono - «nonostante le temperature di 70 anni fa fossero più basse di quelle odierne».
Non solo i ghiacci, purtroppo. Più si sale in alto, più i dati si discostano da quelli decantati dall’I.P.C.C.
La teoria del riscaldamento globale prevede difatti un aumento delle temperature anche nella troposfera equatoriale, cioè della fascia che sta a 10 chilometri dalla superficie terrestre: peccato che in questa zona si registri invece un rinfrescamento.

GOVERNO MONDIALE
Colpa del sole, allora. O colpa dell’acqua, se volete. Molti studi indicano come l’aumento del biossido di carbonio abbia sempre fatto seguito a un riscaldamento del clima. «É il riscaldamento degli oceani che provoca l’aumento di CO2 nell’atmosfera, non il contrario», dicono Hertzberg e le migliaia di scienziati dell’N.I.P.C.C. «L’uomo non c’entra nulla», ribadisce anche il professor Antonino Zichichi, membro (tra l’altro) della Pontificia Accademia delle Scienze, secondo cui «l’intervento delle attività umane influisce per meno del 10% sui cambiamenti climatici» e questi ultimi sono determinati soprattutto «dall’energia del sole e dalle attività vulcaniche». Attività vulcaniche come quelle scoperte recentemente sotto i ghiacci del Mare Artico da una spedizione scientifica finanziata anche dalla NASA: decine di vulcani a 4.000 metri sotto il fondo marino che sparano getti di materiali caldissimi alla velocità di 500 metri al secondo.

Decine di vulcani sottomarini in piena attività. Già ce l’immaginiamo l’effetto sui ghiacci. Ma allora perché dei vulcani sotto il Polo Nord non si è sentito parlare? Per lo stesso motivo per cui vengono veicolate solo le notizie coerenti con le «verità scientifiche». Ci sono, dietro le teorie ufficiali, fior di professori che su quelle «verità» hanno costruito prestigio, cattedre e carriere. Ci sono, naturalmente, enormi interessi economici in ballo.
E ci sono organizzazioni mondiali, vere e proprie elites a cui si accede per nomina e non per elezione democratica, che sembrano pendere da tutte le parti fuorché da quella dei cittadini. Come si è visto con l’O.M.S., l’Organizzazione Mondiale della sanità, e le sue previsioni terroristiche e sballate (ma lucrose invece per le case farmaceutiche produttrici dei vaccini) in fatto di pandemia da influenza di tipo A.

No, di loro forse è il caso di non fidarsi troppo. Né, tornando a bomba sui cambiamenti climatici, dell’«impegno a spendere» l’1% del PIL mondiale preso a Copenhagen anche dal presidente Usa Barack Obama (domanda: con i soldi di chi?). Una politica dalle conseguenze sociali imprevedibili, tanto più in un periodo di spaventosa depressione economica come questo. C’è già difatti chi grida al pretesto per l’istituzione di un unico «governo mondiale», con organismi di controllo sovranazionali, gli stessi già intravisti all’opera durante l’allarme pandemico dell’O.M.S., limitazioni alle libertà personali; e magari anche un bel po’ di politiche di «pianificazione familiare» per ridurre la popolazione del pianeta (in fin dei conti la colpa del riscaldamento è nostra, no?) come invoca persino il «Profeta Verde» degli ambientalisti Lester Brown.

Ecco perché nelle immagini tv si vedono le ciminiere che buttano fumo.
Perché «con sufficiente ripetitività e conoscenza psicologica delle persone coinvolte non sarebbe difficile dimostrare loro che un quadrato in realtà è un cerchio».
Non lo ha scritto uno scienziato dell’I.P.C.C. o dell’O.M.S., ma Joseph Goebbels, il ministro della propaganda di Adolf Hitler.

www.disinformazione.it

bora71
10th February 2010, 11:10
Ma chi e' Furio Stella??
tutto quello che ha detto gli studi scientifici lo smentiscono..
sarebbe meglio postare qiualche studio scientifico serio..e non articoli amatoriali fatti da giornalisti..

e' un discorso lungo..ma intanto per fare un esempio di tante cose inesatte che ha detto..la storia della Groenlandia verde e' una balla..

"Il fatto che la Groenlandia sia stata chiamata “Terra verde” implicherebbe che attorno all’anno 1000 questa terra fosse ampiamente vegetata. Qualcuno addirittura scrive in articoli un po’ deliranti che essa fosse coperta completamente di boschi. La Groenlandia è coperta da circa 3.500 metri di ghiaccio di spessore su 2 milioni di chilometri quadrati di superficie. Questa storia nacque verso l’anno 1.000 dall’esilio di un personaggio che si chiamava Erik il Rosso, il quale, dopo aver compiuto alcuni assassini in Islanda, venne esiliato in Groenlandia, dove restò tre anni sulla costa Sud che è addirittura a latitudini più meridionali rispetto all’Islanda. Su quella costa effettivamente c’è un po’ di erba, come c’è tuttora, e si può quindi praticare una modestissima agricoltura e un po’ di allevamento. Lì, Erik il Rosso decise di fondare una colonia. Ritornò quindi in Islanda e disse la prima bugia pubblicitaria documentata: ribattezzò la Groenlandia, che si chiamava in realtà “Terra nostra”, il toponimo originale degli Inuit, con il nome di Greenland, “Terra verde”, semplicemente per attirare coloni, in modo da avere più forza lavoro per fondare la colonia che poi in effetti si insediò. Da questa storiella di un migliaio di anni fa nasce l’idea che la Groenlandia avesse un clima molto più favorevole di quello che ha oggi, cosa che non risponde a verità. E’ vero che intorno all’anno Mille ha avuto un momento di temperature relativamente miti, che però poi sono peggiorate, perché tra il 1500 e il 1850 abbiamo avuto la “Piccola Età Glaciale”, ma non si tratta certo di pensare ad una Groenlandia coperta di foreste: è importante sottolinearlo”."
Luca Mercalli
In effetti il nome dell'isola in realtà era Kalaallit Nunaat = terra nostra.

natoxcorrere
10th February 2010, 12:19
Ma chi e' Furio Stella??
tutto quello che ha detto gli studi scientifici lo smentiscono..
sarebbe meglio postare qiualche studio scientifico serio..e non articoli amatoriali fatti da giornalisti..

e' un discorso lungo..ma intanto per fare un esempio di tante cose inesatte che ha detto..la storia della Groenlandia verde e' una balla..

"Il fatto che la Groenlandia sia stata chiamata “Terra verde” implicherebbe che attorno all’anno 1000 questa terra fosse ampiamente vegetata. Qualcuno addirittura scrive in articoli un po’ deliranti che essa fosse coperta completamente di boschi. La Groenlandia è coperta da circa 3.500 metri di ghiaccio di spessore su 2 milioni di chilometri quadrati di superficie. Questa storia nacque verso l’anno 1.000 dall’esilio di un personaggio che si chiamava Erik il Rosso, il quale, dopo aver compiuto alcuni assassini in Islanda, venne esiliato in Groenlandia, dove restò tre anni sulla costa Sud che è addirittura a latitudini più meridionali rispetto all’Islanda. Su quella costa effettivamente c’è un po’ di erba, come c’è tuttora, e si può quindi praticare una modestissima agricoltura e un po’ di allevamento. Lì, Erik il Rosso decise di fondare una colonia. Ritornò quindi in Islanda e disse la prima bugia pubblicitaria documentata: ribattezzò la Groenlandia, che si chiamava in realtà “Terra nostra”, il toponimo originale degli Inuit, con il nome di Greenland, “Terra verde”, semplicemente per attirare coloni, in modo da avere più forza lavoro per fondare la colonia che poi in effetti si insediò. Da questa storiella di un migliaio di anni fa nasce l’idea che la Groenlandia avesse un clima molto più favorevole di quello che ha oggi, cosa che non risponde a verità. E’ vero che intorno all’anno Mille ha avuto un momento di temperature relativamente miti, che però poi sono peggiorate, perché tra il 1500 e il 1850 abbiamo avuto la “Piccola Età Glaciale”, ma non si tratta certo di pensare ad una Groenlandia coperta di foreste: è importante sottolinearlo”."
Luca Mercalli
In effetti il nome dell'isola in realtà era Kalaallit Nunaat = terra nostra.

:D:D

"Articoli amatoriali" come quelli scritti dai siti meteo sul minimo solare. Ne abbiamo parlato tante volte di questa cosa, e non puoi che trovarmi d' accordo con te.
Il problema è che sul sistema climatico, a differenza del ciclo solare, ci sono due tipi d' indagini:

Quella classica scientifica, fatta con le " Hard Science" come le definiscono gli studiosi, ossia quelle discipline come la fisica e la chimica, che utilizzano un modello matematico, ed un ragionamento induttivo ( a volte anche deduttivo, ma basandosi su delle tabelle).

Un' altro metodo è quello attraverso l' utilizzo delle " Soft Science" come la storia, la biologia.

Dall' indagine storica è possibile ricostruire la successione di eventi, da cui poi si può scaturire un ragionamento deduttivo.

L' approccio giornalistico segue la seconda strada, magari commettendo degli errori, ma come approccio è sicuramente valido.


Ma veniamo all' articolo.

Il primo punto è discutibile.

Nel secondo punto fa riferimento al prof. Martin Hertzberg, e mette il dito nella piaga: ci sono molti studi scientifici che dimostrano quello che lui dice, per cui su questo punto non me la sento di dire che è uno sprovveduto.

Sul punto dell ' optimum medioevale segue un approccio "storico", che tra l' altro è un dibattito aperto, anche in base alle diverse emissioni dell' IPCC con le diverse edizioni.
Quindi anche in questo punto non mi sento di dire che sia un idiota.


Sulla Sezione "Ghiaccio e Co2" ancora una volta fa riferimento ad uno studio:
quello dell’E.T.H., l’Istituto federale svizzero per la Tecnologia di Zurigo, e anche su questo punto esiste un dibattito nel mondo scientifico.

Anche quando parla dei Vulcani sottomarini, il dibattito è aperto nel mondo scientifico.
QUindi anche qui non me la sento di criticarlo.

La parte finale, è più politica e può essere condivisibile o meno.

Insomma sarà anche un signor nessuno, ma non mi pare che tutti gli studi scientifici dimostrino il contrario...Piuttosto credo sia importante aprire un dibattito su questo thread, tra le diverse Analisi.

Era quello lo scopo.

natoxcorrere
10th February 2010, 22:05
Ecco un articolo di ricostruzione storica di Alberto Rosselli.

Tra la fine del X e l'inizio del XII secolo d.C., gran parte delle terre europee e nordamericane furono interessate dal più rimarchevole innalzamento della temperatura registrato in epoca post-glaciale. Tale situazione, chiamata dagli scienziati "optimum climatico medioevale",
Nave vichinga


favorì non soltanto la ripresa della vita economica e culturale del Continente,
Nave vichinga

ma indusse
anche popoli navigatori, come i Vichinghi, a spingere le loro piccole navi in pieno Oceano Atlantico settentrionale e verso il Circolo Polare Artico, raggiungendo le Isole Fær Øer, l'Islanda, la Goenlandia, l'Isola di Terranova, e le Isole Svalbard. Ma a questo punto occorre fare un passo indietro per spiegare l'inizio di una mutazione climatica netta, importante ma, come si vedrà, di durata relativamente breve.
Stando agli studi più recenti, la costituzione dell'Impero di Carlo Magno non coincise con un periodo climatico particolarmente favorevole. E ciò è testimoniato dalle frequenti avversità meterologiche che le armate del sovrano cristiano dovettero affrontare nel corso delle campagne condotte tra il 770 e l'800 d.C. In quei trent'anni, l'Europa venne infatti investita da un'ondata di aria molto fredda di origine artica che procurò lunghi, gelidi e secchi inverni ed autunni e primavere molto piovosi. Anche se già da oltre trecento anni, cioè dalla metà del 400 dopo Cristo, quasi tutto il continente (soprattutto la parte centro-settentrionale e occidentale) aveva risentito di un generalizzato peggioramento delle condizioni atmosferiche: congiuntura che, secondo alcuni scienziati, può avere contribuito, almeno in parte, al decadimento economico dello stesso Impero Romano d'Occidente.

Certo è che a partire dall'anno '800, il clima iniziò lentamente a riscaldarsi, favorendo quella ripresa produttiva che verso l'anno Mille si consolidò, favorendo anche la lenta ma inarrestabile uscita del continente dalla tormenta della barbarie. Alla fine del primo millennio, in Europa si assistette, infatti, ad un sensibile aumento delle temperature medie, al moltiplicarsi di macchie arborescenti ad alto fusto e all'innalzamento altimetrico di determinate fasce di coltivazioni (nell'anno 1100 nelle regioni dell'Europa centrale e settentrionale la linea arborea era di 100/200 metri più elevata rispetto al XVII secolo). La registrazione dell'isotopo della lastra di ghiaccio della Groenlandia mostra che nell'anno '900 il clima era già entrato in una fase di relativamente calda: tendenza iniziata, a quanto pare, nel 600 d.C. sia in Norvegia che negli Stati Uniti settentrionali (sulle cime della California, gli anelli degli alberi indicano che, tra il 1000 e il 1300, si verificò un analogo e simultaneo incremento della temperatura, più o meno come in Europa). Secondo gli studiosi il consolidamento dell'impero carolingio, la successiva rinascita degli scambi commerciali e culturali e l'esplosione del fenomeno "vichingo" (cioè dell'espansione via mare di questa popolazione scandinava) dipese inequivocabilmente dall'"optimum climatico" che per circa 400 anni interessò quasi tutto l'emisfero settentrionale del globo.

La forte ripresa dei viaggi in mare aperto e dell'interscambio commerciale tra Mediterraneo e Mare del Nord e il fenomeno dell'espansionismo scandinavo ne sono la prova, anche se al riguardo, le avvisaglie di questo nuovo scenario possono individuarsi cronologicamente in un'epoca anteriore. I primi ad intuire e ad approfittare del miglioramento delle condizioni climatiche furono infatti i monaci irlandesi alla ricerca di terre adatte ad insediamenti e lontane dal decadimento materiale e culturale provocato dalle invasioni barbariche che sconvolsero l'Europa nel V e VI secolo. Alcuni scienziati hanno sostenuto che furono le annuali migrazioni delle oche selvatiche da e per l'Islanda e l'Artico a suggerire ai monaci l'idea che esistessero nuove terre nel profondo nord. Il famoso viaggio di San Brendano, compiuto forse tra il 520 e il 550 d.C., si snodò per l'appunto verso settentrione, in direzione dell'Islanda e forse della Groenlandia. E a proposito di queste spedizioni, tutte effettuate con piccole e fragili imbarcazioni, nell'825 d.C. il monaco irlandese Dicuil si dichiarò addirittura certo dell'esistenza "di molte altre isole nell'Oceano…Esse possono essere raggiunte dalle coste settentrionali inglesi in due giorni e due notti di navigazione, anche con favorevole vento leggero…Su queste isole approdarono e dimorarono (per circa cento anni) diversi eremiti partiti dalla nostra Scotia (cioè dall'Irlanda)…Oggi però, a causa dei pirati norvegesi, tutti gli insediamenti insulari sono stati abbandonati".

Le isole in questione sembrerebbero essere le Fær Øer, colonizzate da monaci irlandesi a partire dal 700-725 d.C. (Gwyn Jones: A History of the Vikings, Oxford University
Le incursioni vichinghe
nelle aree dei paesi vicini


Press, 1968), ma poi abbandonate intorno all'800, quando apparvero per la prima
Le incursioni vichinghe
nelle aree dei paesi vicini

volta i
vichinghi. La prima esplorazione vichinga di queste isole avvenne (sotto il capo Floki Vilgerdason) intorno all'860, sebbene nel corso di due precedenti viaggi in alto mare gli scandinavi avessero già avuto modo di raggiungere con i loro veloci drakkar questo arcipelago, accorgendosi che i monaci irlandesi li avevano preceduti. Dicuil riferisce addirittura di un incontro tra vichinghi e monaci superstiti avvenuto addirittura nel 790. Sembra anche che alcuni religiosi si siano spinti ancora più a nord-ovest arrivando in vista dell'Islanda e forse della Groenlandia. Sempre secondo il resoconto di Dicuil "il mare, ad appena un giorno di vela, dalla costa settentrionale di quest'isola (l'Islanda) è cosparso di numerosi, giganteschi blocchi di ghiaccio galleggianti (iceberg)". Nonostante queste allarmanti segnalazioni, pare che il gruppo di esploratori agli ordini di Floki Volgerdason ebbe comunque l'ardire di proseguire (probabilmente a bordo di knorr, imbarcazioni più lente, ma molto più robuste e capaci dei sottili drakkar) verso nord ovest raggiungendo i grandi fiordi dell'Islanda nord-occidentale (Arnarfjord), che trovarono completamente ostruiti dal ghiaccio.

Floki (che diede il nome di Islanda - "terra del ghiaccio" - alla nuova isola) attese l'estate e alla fine riuscì a sbarcare e a fondare una colonia nel Breidafjord. Per la precisione, il primo esploratore vichingo a giungere sulla costa sud orientale islandese (ad Austurhorn: promontorio del Corno orientale) fu un certo Gardar (che a terra trovò i resti di un insediamento di "papar", o monaci o anacoreti), seguito poi da tale Naddodd che raggiunse il Rejdarfjord, sempre sulla costa orientale dell'isola.
Tuttavia, pochi anni più tardi iniziò a verificarsi un fenomeno del tutto nuovo e tale da consentire ai popoli europei non soltanto di insediarsi in quelle lontane terre, ma di spingersi addirittura ai confini settentrionali del Nuovo Mondo.
Dall'870 in avanti, quasi tutte le cronache scandinave e quelle redatte da religiosi irlandesi riportato osservazioni circa una sensibile e favorevole mutazione climatica che ebbe ad interessare sia le isole Fær Øer che l'Islanda e il sud della Groenlandia. E d'altra parte è ormai scientificamente accertato che fu proprio l'avvento di un'era più mite a favorire tutte le migrazioni nautiche nord-transatlantiche da est verso ovest. Non a caso, proprio alla fine del IX secolo, l'Islanda, la Groenlandia, il Canada nord orientale (compresa la grande Isola di Baffin) incominciarono a liberarsi dalla morsa dei ghiacci. E si trattò di un fenomeno che, naturalmente, non sfuggì ai cronisti dell'epoca.

Il capo vichingo Ottar (o Othere), giunto nelle Isole britanniche dalla Norvegia settentrionale, riferì al re Alfredo d'Inghilterra di un'esplorazione da lui compiuta nel tra l'870 el'880 fino al Mar Bianco: esplorazione favorita "dalle migliori ed inusuali condizioni del clima e del mare". Stando ai diari del cronista tedesco Adamo di Brema, Harald Hardråde (che fu re di Norvegia e Inghilterra) pare abbia esplorato l'Oceano Settentrionale tra il 1040 e il 1065 con una grossa flotta, spingendosi fino alle Isole Spitzbergen e arrivando in vista della Novaya Zemlya (terre fino ad allora assolutamente irraggiungibili data la presenza dei ghiacci durante gran parte dell'anno). A poche leghe dalle ultime isole nordiche Hardrade dovette però invertire la rotta "poiché la crosta ghiacciata risultava spessa oltre 3 metri". Proprio in concomitanza con l'arretramento dei ghiacci andò consolidandosi la colonia vichinga islandese, tanto che nel 920 la popolazione raggiunse ben 30.000 unità che nel 1100, cioè dopo la conversione al cristianesimo, salirono a 80.000.
E' da notare che in questo periodo, oltre che sulla pesca e sull'allevamento, gli abitanti dell'isola potevano contare su diverse coltivazioni "importate" dall'Europa, come quella del grano che una volta piantato - grazie al clima più mite - non ebbe difficoltà a crescere. Da ricerche condotte in questi ultimi anni risulta che in Islanda crescesse anche una particolare specie di betulla nana in seguito scomparsa non tanto per l'abbassamento della temperatura, ma per i tagli indiscriminati.

Scavi archeologici condotti dal dr. G. S. Boulton e dagli scienziati della University of East Anglia e dell'Islanda sull'area di Kvisker nell'Islanda sudorientale, hanno dimostrato che ancora verso il 1090 d.C., la zona era densamente abitata, come testimoniano i resti di
Secondo questa cartina i vichinghi
scoprirono l'America per primi


numerosissime
Secondo questa cartina i vichinghi
scoprirono l'America per primi

continua

natoxcorrere
10th February 2010, 22:06
capanne e case in pietra dentro cui sono stati rinvenuti tronchi e oggetti in
frassino (legno importato dall'Europa) e contenitori in terracotta contenenti discreti quantitativi di orzo e grano.
Grazie all'"optimum climatico", i navigatori e i cacciatori di balene norvegesi stanziatisi in Islanda iniziarono ben presto a spingersi più a nord avvistando intorno al 970, per merito di un certo Ulfssonn, la costa meridionale della Groenlandia (il primo insediamento, realizzatosi nel 978, fu però opera di un altro colonizzatore: Snaebjord Galti). Nel 982, Eric il Rosso, esiliato dall'Islanda per un crimine, prese il mare e dopo una lunga navigazione toccò terra lungo la costa orientale della Groenlandia, ad Angmagssalik. Successivamente, grazie al continuo arretramento dei ghiacci (secondo le testimonianze dell'epoca era raro incontrare iceberg alla deriva a sud del 70° parallelo, mentre il ghiaccio perenne lo si trovava soltanto all'80°) i vichinghi spostarono i loro insediamenti groenlandesi (che nel 1100 contavano circa 3.000 abitanti) ancora più a settentrione, oltre Umanak, cacciando foche, trichechi, balene e uccelli selvatici.

Tuttavia, a partire dal 1250, il ghiaccio incominciò a crescere nuovamente in seguito ad un repentino abbassamento della temperatura: inversione climatica che, secondo le cronache, "costrinse i coloni a ritirarsi verso sud…A partire dalla metà del 1300 una nuova ondata di gelo interruppe le tradizionali rotte di collegamento tra la Groenlandia, l'Islanda e la Norvegia". Nella prima metà del XIV secolo, dunque, la navigazione in corrispondenza del 65° parallelo dovette essere abbandonata, costringendo i Vichinghi ad optare per tratte più meridionali. Più tardi, verso la fine del secolo, allorquando il ghiaccio fece la sua comparsa anche a Capo Farwell, tutte le comunicazioni con gli avamposti vichinghi in Groenlandia vennero a cessare completamente, provocando la morte per inedia dei coloni residenti (continuamente molestati dalle tribù eschimesi anch'esse in fase di spostamento verso sud), ormai privi del legname e degli attrezzi agricoli che venivano loro forniti dalla Norvegia. Intorno al 1430, l'emisfero settentrionale si trovò nella morsa di una piccola "era glaciale" che fece abbassare le temperature della Groenlandia di ben 3/7 gradi, provocando il crollo di tutti gli stanziamenti, anche quelli ubicati più a meridione. Oltre un secolo dopo, nel 1540, un certo Jon Greenlander a bordo di una nave partita da Amburgo alla volta dell'Islanda venne dirottato dai venti sulla costa groenlandese dove trovò i resti di un insediamento vichingo.

Entrato in una capanna semi distrutta egli rinvenne il "corpo di un uomo morto da molto tempo, ma ben conservato dal freddo…Egli indossava un abito di tela di Frisia e un cappuccio di lana ben fatto. Vicino al cadavere trovai un vecchio coltello da caccia dalla lama molto rovinata…che presi per ricordo".
E veniamo ora alle ripercussioni climatiche sugli insediamenti vichinghi in Nord America. Secondo la Groenlendinga Saga, nel 986 Bjarni Herjolfsson scoprì per caso, ad occidente dell'Islanda e della Groenlandia meridionale, "una terra - il Markland - molto boscosa e con verdi colline" (forse si trattava del Labrador o dell'isola di Terranova). Successivamente, altre spedizioni guidate dal figlio di Eric il Rosso di Brattahlid, Leif, suo fratello Thorwald e un certo Tirkir proseguirono le loro esplorazioni lungo la costa nord orientale americana scoprendo una terra molto dolce, il Vinland dove i vichinghi approdarono fondando, a quanto pare, un insediamento e venendo a contatto con "strani selvaggi", gli Skraeling (indiani appartenenti probabilmente alla tribù degli Innu del Labrador). Secondo i frammentari resoconti dell'epoca, sembra che quasi tutti i successivi viaggi condotti verso il Nord America da esploratori o avventurieri vichinghi fossero comunque caratterizzati da una notevole discontinuità, anche a causa delle lunghe distanze e dal peggiorare delle condizioni climatiche.

Che all'epoca d'oro (890-1100) degli stanziamenti vichinghi in Groenlandia orientale, meridionale e occidentale le acque del nord Atlantico fossero più calde di quanto lo fossero nel XIV secolo è dimostrato dall'abbondanza di merluzzo che i coloni erano soliti pescare (quintali di lische vennero successivamente trovate nel letame utilizzato negli orti degli
Una nave da carico recuperata
sul fondo di una rotta


insediamenti groenlandesi e islandesi). Il Landnámabók, testo islandese del 1125, descrive
Una nave da carico recuperata
sul fondo di una rotta


uno dei primi villaggi della Groenlandia tra il 985 ed il 1000. Il libro narra che Thorkel Farserk, il fondatore della colonia, non avendo una barca a portata di mano, nuotò attraverso lo Hvalseyjarfjord per andare a prendere una pecora abbandonata sull'isola di Hvalsey e riportarla a casa. La larghezza del fiordo (oltre le due miglia) ha indotto il dottor Pugh del Medical Research Laboratories di Hampstead a stimare che la temperatura dell'acqua non potesse essere inferiore ai 10, contro i 6 rilevabili in agosto e nella stessa area in epoca attuale: una prova in più degli effetti dell'"optimum climatico" verificatosi tra l'890 e il 1100. Un altro elemento a sostegno di questa tesi, ormai condivisa da tutti gli scienziati, è rappresentata dalle pratiche di sepoltura vichinghe. Durante il "periodo mite", i coloni groenlandesi erano infatti in grado di scavare tombe profonde anche due metri, cosa divenuta in seguito impossibile dato l'indurimento del suolo a causa del gelo. Lauge Koch cita poi un interessante documento medievale.

Nel 1188 (cioè in concomitanza con l'abbassamento della temperatura e con l'avanzamento dei ghiacci verso la Groenlandia meridionale) una nave norvegese, la Stangfolden (impegnata nella traversata dalla Norvegia all'Islanda) fece naufragio al largo della costa orientale dell'immensa isola. Un decennio più tardi, alcuni pescatori trovarono i cadaveri di sette uomini dell'equipaggio della suddetta nave in una caverna situata nei pressi della costa. Tra i corpi individuarono quello di un prete, tale Ingemond, che prima di morire era riuscito a riportare su una pergamena la cronaca del naufragio e il destino del disgraziato equipaggio. Il testo era vergato in caratteri runici. Il prete riferiva che lui e i suoi compagni si erano rifugiati nella grotta essendo impossibilitati - data l'enorme quantità di ghiacci che circondava la costa - a tentare una marcia in direzione sud, cioè verso gli insediamenti norvegesi di Capo Farwell (Julianehab e Ivigtut). E tutto ciò dimostra come nell'ultimo ventennio del XIII secolo la temperatura fosse notevolmente calata, anche rispetto all'inizio del 1200 quando, stando alle cronache norvegesi, era ancora possibile per l'uomo addentrarsi nell'entroterra della Groenlandia meridionale, almeno durante il periodo estivo.
Nel 1250 d.C. il King's Mirror (Konungs Skuggsjá), un trattato storico e geografico norvegese, inizia a riferire circa la sempre più frequente "presenza di numerosi iceberg alla deriva lungo le coste meridionali della Groenlandia…E' ormai impossibile per le navi di avvicinarsi agli insediamenti sud (quelli della zona di Capo Farwell) senza correre il rischio di affondare…E d'altra parte in quelle terre è ormai molto difficile sopravvivere dato il clima sfavorevole e le continue tempeste di neve".

Altri documenti dello stesso periodo riferiscono più o meno le stesse cose, riportando annotazioni inequivocabili circa il "peggioramento delle condizioni ambientali" nel sud della Groenlandia e circa "le progressive difficoltà riscontrate dagli abitanti di questi insediamenti nel mantenere contatti con l'Islanda e la Scandinavia".

natoxcorrere
10th February 2010, 22:08
Un articolo di Federico Angelini, Laureato in Fisica:

Durante il periodo che va dal 750 ed il 1200 nella regione euroatlantica si è verificata una fase di clima molto più caldo dei secoli precedenti. Questo periodo è definito in letteratura "Optimum Climatico Medioevale", oppure 'Little Optimum' per distinguerlo da quello ben più evidente che avvenne tra il 4000 ed il 2500 a.C. circa.
Sembra infatti che attorno all'anno 1000 i valori medi continentali di temperatura fossero maggiori di 1 - 1.5 °C di quelli attuali, con punte di 4 °C nelle regioni più settentrionali. La brevità del periodo, se confrontata con quelli preistorici, ha fatto sì che non si verificassero effetti imponenti sul paesaggio come invece avvenne allora, tuttavia è documentato che attorno all'Islanda non vi fossero praticamente più ghiacci galleggianti e che le coste meridionali della Groenlandia fossero veramente verdi.
Ciò, tra parentesi, ha probabilmente favorito le navigazioni oceaniche dei Vichinghi che poterono verosimilmente giungere sulle coste canadesi molti anni prima di Colombo. In tale periodo diminuirono infatti sensibilmente le burrasche e la circolazione generale rallentò notevolmente, tanto che nel periodo 1080-1180 si ebbe una serie di annate particolarmente miti in tutta l'Europa.



Grafico delle temperature in Europa dall'anno 1000 d.C. secondo vari autori in differenti zone: Mann et al., 1999, per l'emisfero Nord, Jones et al., 1998, per la fascia extratropicale e Lamb, 1965 per l'Inghilterra centrale. La linea orizzontale mostra la media dell'emisfero Nord dal 1000 al 1400 e dal 1400 al 1900.

La temperatura del mare si era innalzata di quasi due gradi, e molte specie ittiche poterono spingersi molto più a nord del solito; le precipitazioni sembrano essere diminuite nell'Europa meridionale-atlantica, ma aumentate nelle regioni centroeuropee e britanniche. Sembra accertato che in Italia si ebbero in quel periodo vari eventi di siccità e la forte diminuzione dei depositi alluvionali. E' inoltre accertato che i ghiacciai alpini in quel periodo diminuirono notevolmente la loro estensione, ed il limite delle nevi permanenti si innalzò di 150-200 m. Ciò rese accessibili alcuni passi in precedenza sempre innevati, e facilitò la comunicazione tra i diversi versanti delle catene montuose: molti storici concordano sulla importanza di questo fatto nelle invasioni dell'Italia da parte di popoli nordici.
In America, inoltre, resti di conifere in zone ora di tundra sono stati datati, col metodo del carbonio, tra l'880 ed il 1140.
Il livello del mare, infine, sembra fosse superiore all'attuale di circa 0.5 - 1 m. Nello Jutland, ad esempio, un canale naturale univa il mare del Nord al Baltico, e vari fiordi si erano formati nelle coste inglesi e scozzesi, oltre alla profonda modificazione delle coste olandesi.
Numerose fonti storiche, inoltre, confermano come questa tendenza si fosse osservata anche in Italia, in particolare nelle regioni costiere della pianura padana, ove la formazione di molti stagni ed acquitrini rese insalubri molte zone e l'acqua marina rese salmastre molte falde freatiche, rendendole inservibili per l'alimentazione umana.
Oltre a ciò si può accennare al fatto che verso l'anno 1000 si assistette ad una notevole diffusione della malaria, che raggiunse zone impensabili come l'Inghilterra e la Norvegia.

Detto ciò, è chiaro che, in fondo, l'optimum climatico non fosse poi tanto optimum, se non per gli scandinavi. In effetti la definizione 'Optimum' è stata anche criticata, e sono stati proposti appellativi diversi, mai però adottati ufficialmente. Ciò che si è verificato in quel periodo è in effetti quello che gli 'scenari catastrofici' ipotizzano in caso di riscaldamento futuro del pianeta.
Dal punto di vista degli effetti, quindi, lo scenario futuro potrebbe cambiare ben poco rispetto a quello che ho descritto. Seppure non sembrerebbero esserci pericoli di annientamento dell'umanità, è evidente che simili effetti, al giorno d'oggi, porterebbero danni incalcolabili all'economia mondiale. Ciò che un tempo sarebbe passato quasi inosservato sarebbe oggi estremamente costoso, sia in termini economici che sociali. Come esempio banale, basti pensare all'erosione delle coste: oggi sarebbe un disastro per l'industria turistica, quando nel medioevo nessuno se ne sarebbe preoccupato più di tanto. L'economia mondiale è oggi talmente 'globale' che cambiamenti climatici apparentemente piccoli comporterebbero una riorganizzazione mondiale disastrosa per molti. In generale, poi, i paesi più poveri sarebbero quelli maggiormente penalizzati.

Se ancora oggi l'uomo deve affrontare passivamente la dinamica del clima, in quanto le nostre conoscenze in proposito sono troppo scarse per tentare scientemente e miratamente una qualsivoglia modifica, è oggi d'altronde abbastanza evidente che l'attività umana dell'era industriale può modificare in maniera incontrollabile la dinamica terrestre, mentre un tempo essa non ne rappresentava che una perturbazione.

Il fatto che cambiamenti climatici siano avvenuti più volte in passato è uno degli argomenti che gli scettici delle cause antropiche portano a sostgno delle loro tesi. Pubblicato proprio in questi giorni, il IV Report dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (www.ipcc.ch) descrive lo stato della conoscenza attuale sui cambiamenti climatici e sulle loro cause.
In realtà la materia del contendere è proprio su quali siano effettivamente le cause degli attuali cambiamenti climatici, in quanto il fatto che il clima mondiale stia cambiando è ormai (quasi) universalmente accettato.
Si discute infatti se ciò che sta avvenendo sia in qualche modo conseguenza delle attività umane, e vari indizi suggeriscono che è così, ma è innegabile che l'uomo ha in qualche modo la capacità di alterare vari parametri ambientali che potrebbero risultare determinanti ai fini dei cambiamenti climatici (ad esempio l'aumento di gas serra e la distruzione dell'ozono stratosferico).
A tale proposito rimando ad una mia precedente risposta:
http://www.vialattea.net/esperti/php/risposta.php?num=8209 .


Cenni sui metodi paleoclimatologici

Per completezza vorrei aggiungere qualche dettaglio sulle tecniche della paleoclimatologia, affascinante branca che spesso è costretta a ricorrere alle misure più disparate essendo la natura molto avara di quantità misurabili ai fini paleoclimatici.
Misurazione degli isotopi dell'ossigeno: l'ossigeno 18 è più pesante dell'ossigeno 16 ed evapora più difficilmente; se la temperatura del mare sale, il rapporto tra O16 ed O18 diminuisce nei ghiacci che si sono formati in quel periodo. La glaciologia è infatti una delle armi più potenti a disposizione per lo studio dei climi antichi.
Le stesse misurazioni possono essere effettuate sulle conchiglie di animali marini per risalire alla temperatura delle acque quando esso era vivo.
Misurazioni indirette a partire dall'accrescimento di animali e piante:
Gli alberi ed alcuni molluschi presentano cicli di accrescimento annuale: tanto più sono evidenti e larghi gli strati di un certo anno, tanto più calda sarà stata l'estate.
Esistono poi molte altre tecniche meno dirette ma altrettanto importanti, come la misura dei sedimenti - che mostrano anche essi un ciclo annuale- , la presenza di insetti, foglie e pollini negli stessi strati e si utilizzano persino indicazioni storiche, ove reperibili, riguardo alla presenza di certe specie animali o vegetali, nonché alla diffusione di malattie, come nel caso della malaria.
Nessuna di queste informazioni è naturalmente del tutto esaustiva e precisa, tuttavia, grazie a confronti incrociati e sovrapposizione di più indizi si è riusciti a ricostruire un quadro ragionevolmente soddisfacente delle evoluzioni del clima passato: altra cosa è scoprirne le cause!
Per ulteriori approfondimenti rimando al bel libro di Mario Pinna "Le variazioni del clima", ed. Franco Angeli, da cui sono tratte molte delle informazioni di questa risposta.


www.vialattea.net

natoxcorrere
10th February 2010, 22:27
Ma chi e' Furio Stella??
tutto quello che ha detto gli studi scientifici lo smentiscono..
sarebbe meglio postare qiualche studio scientifico serio..e non articoli amatoriali fatti da giornalisti..

e' un discorso lungo..ma intanto per fare un esempio di tante cose inesatte che ha detto..la storia della Groenlandia verde e' una balla..

"Il fatto che la Groenlandia sia stata chiamata “Terra verde” implicherebbe che attorno all’anno 1000 questa terra fosse ampiamente vegetata. Qualcuno addirittura scrive in articoli un po’ deliranti che essa fosse coperta completamente di boschi. La Groenlandia è coperta da circa 3.500 metri di ghiaccio di spessore su 2 milioni di chilometri quadrati di superficie. Questa storia nacque verso l’anno 1.000 dall’esilio di un personaggio che si chiamava Erik il Rosso, il quale, dopo aver compiuto alcuni assassini in Islanda, venne esiliato in Groenlandia, dove restò tre anni sulla costa Sud che è addirittura a latitudini più meridionali rispetto all’Islanda. Su quella costa effettivamente c’è un po’ di erba, come c’è tuttora, e si può quindi praticare una modestissima agricoltura e un po’ di allevamento. Lì, Erik il Rosso decise di fondare una colonia. Ritornò quindi in Islanda e disse la prima bugia pubblicitaria documentata: ribattezzò la Groenlandia, che si chiamava in realtà “Terra nostra”, il toponimo originale degli Inuit, con il nome di Greenland, “Terra verde”, semplicemente per attirare coloni, in modo da avere più forza lavoro per fondare la colonia che poi in effetti si insediò. Da questa storiella di un migliaio di anni fa nasce l’idea che la Groenlandia avesse un clima molto più favorevole di quello che ha oggi, cosa che non risponde a verità. E’ vero che intorno all’anno Mille ha avuto un momento di temperature relativamente miti, che però poi sono peggiorate, perché tra il 1500 e il 1850 abbiamo avuto la “Piccola Età Glaciale”, ma non si tratta certo di pensare ad una Groenlandia coperta di foreste: è importante sottolinearlo”."
Luca Mercalli
In effetti il nome dell'isola in realtà era Kalaallit Nunaat = terra nostra.

Giusto per informare i nostri lettori, Luca Mercalli è un convinto sostenitore del GW di origine antropica.
Lo andai a sentire qualche anno fa, e disse " non possiamo basare le nostre indagini su qualche scritto storico...La Groenlandia non fu mai verde".

Molti erano i professori dell' Univeristà Federico II in sala , professori di Storia, Fisica, Geologia, Climatologia a non condividere quest' affermazione.

Inoltre quanto lui dice, mette in evidenza come secondo lui le temperature nell' optimum medioevale non salirono di tanto....

Inoltre, sempre per la precisione, la dicitura Green Land, "Terra Verde" dovrebbe essere la dicitura Danese.

natoxcorrere
10th February 2010, 22:27
La storia della Groenlandia, la più grande isola del mondo, è la storia della vita in condizioni estreme: un manto di ghiaccio ne ricopre l'84% della superficie, limitando le attività umane principalmente alla zona costiera. Dopo un susseguirsi di ondate migratorie dall'America fin dal 2500 a.C., nel X secolo d.C. fu scoperta dai Vichinghi provenienti dall'Islanda, che la trovarono apparentemente disabitata. Al Papa Pasquale II si attribuisce la nomina del primo vescovo di Groenlandia e Terranova: si tratta di Enrico, o Henricus, che risulta così il primo vescovo in terra d'America, circa quattro secoli prima di Cristoforo Colombo. I diretti antenati dei moderni Inuit Groenlandesi arrivarono nel 1200 circa dal nord-ovest; mentre gli Scandinavi sparirono dopo mezzo secolo, gli Inuit si adattarono al clima e sopravvissero.

Tuttavia la Danimarca-Norvegia rivendicò il territorio, e, poiché per alcuni secoli non c'era stato contatto tra i Vichinghi groenlandesi e gli Scandinavi, nel 1721 fu inviata nell'isola una spedizione missionaria. I missionari europei iniziarono a battezzare i nativi Inuit Groenlandesi e a fondare colonie commerciali lungo la costa per la creazione di un impero coloniale danese; vennero mantenuti i privilegi coloniali come il monopolio sui commerci.

Durante la Seconda guerra mondiale la Danimarca perse il dominio economico e politico dell'isola, che si avvicinò così agli Stati Uniti e al Canada[1]. Dopo la guerra il controllo dell'isola ritornò alla Danimarca, e nel 1953 lo status coloniale venne trasformato in quello di un Amt (contea) d'oltremare. La Groenlandia ebbe poi nel 1979 il diritto all'autogoverno e nel 1985 l'isola abbandonò l'Unione Europea: finora è stata l'unica a farlo.Indice [nascondi]
1 Prime culture paleo-eschimesi
2 Insediamento nordico
3 La fine degli insediamenti vichinghi in Groenlandia
4 Culture del Tardo Dorset e di Thule
5 Colonizzazione danese
6 Importanza strategica
7 Autogoverno
8 Note
9 Bibliografia
10 Voci correlate
11 Collegamenti esterni

Prime culture paleo-eschimesi [modifica]

Circa 4000 anni fa, durante il lungo periodo caldo che, tra il 3000 e il 1600 a.C., rese più calda l’Artide, alcune civiltà inuit provenienti dall'Alaska e appartenenti alla Cultura Litica delle Microlame si spinsero verso est colonizzando la Groenlandia. Poiché la Groenlandia è uno dei più settentrionali avamposti umani la vita era costantemente a rischio e le varie civiltà che ci vissero sono sorte e estinte nel corso dei secoli. Del periodo precedente all'esplorazione scandinava della Groenlandia, l'archeologia può dare solo datazioni approssimative:
Cultura Saqqaq: XXV - IX secolo a.C. (Groenlandia Meridionale).
Cultura Indipendenza I: XXIV - XIV secolo a.C. (Groenlandia Settentrionale)
Cultura Indipendenza II: VIII - I secolo a.C. (Estrema Groenlandia Settentrionale).
Primo Dorset (o Dorset I): VII secolo a.C. - II secolo d.C. (Groenlandia Meridionale).

La civiltà Saqqaq (così chiamata dal luogo di molti ritrovamenti archeologici, Saqqaq) fu la prima civiltà a stanziarsi nella parte sud-occidentale della Groenlandia[2] e visse dal 2500 all'800 a.C. circa. Questa civiltà coesistette con la civiltà Indipendenza I della Groenlandia settentrionale (che si sviluppò intorno al 2400 a.C. e durò fino al 1300 a.C. circa). I Saqqaq, che erano giunti in Groenlandia dal Canada[3], scomparvero misteriosamente quando il clima divenne più freddo.

A seguito della misteriosa scomparsa di questa civiltà emerse un'altra civiltà: la Cultura Indipendenza II nella Groenlandia settentrionale.[4] La cutura Indipendenza II è stata considerata una via di mezzo tra le prime civiltà e la cultura Dorset, che arrivò in Groenlandia nel 700 a.C. circa; recenti studi hanno ipotizzato che le la cultura Indipendenza II e la cultura I Dorset potrebbero essere la stessa civiltà.[4] Per questo motivo le varie culture groenlandesi sono state chiamate con il nome di "Dorset groenlandese." I più recenti artifatti della cultura Indipendenza II risalgono al secondo o primo secolo a.C.

La Cultura Primo Dorset visse in Groenlandia fino al 200 d.C. circa, e sono stati rinvenuti artifatti a nord della Terra di Inglefield sulla costa occidentale e nell'area Dove Bugt sulla costa orientale.[5] I Pre-dorset cacciavano con arco e frecce, dardi, lance e punte d'arpione foche e trichechi oltre a numerosi animali terrestri come i buoi muschiati, i caribù, gli orsi polari e gli uccelli. Utilizzavano inoltre micro lame, punte e raschietti, coltelli, trapani ad arco, bulini e le lampade di saponaria che si pensa[6] servissero per fornire luce e calore negli igloo.

La maggior parte degli studiosi ritiene che, dopo il collasso della cultura Primo Dorset, l'isola rimase disabitata per diversi secoli[5], fino all'arrivo della Cultura Tardo Dorset, che giunse in Groenlandia nell'800 circa.[7] La Cultura Tardo Dorset si stabilì nella parte nord-orientale dell'isola, e scomparve nel 1300 circa. I Vichinghi arrivarono in Groenlandia nel 980 e iniziarono a colonizzarla.

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natoxcorrere
10th February 2010, 22:28
Insediamento nordico [modifica]

Intorno al 980 circa i Vichinghi islandesi scoprirono la Groenlandia e, trovandola disabitata, si insediarono sulla costa sud-occidentale. Il nome Groenlandia (Grønland, Terra Verde) trae le sue origini da questa colonizzazione ed è generalmente attribuito a Erik il Rosso (gli Inuit la chiamavano Kalaallit Nunaat, "Nostra Terra"). Sono state fatte delle congetture sul suo significato: alcuni hanno sostenuto che le coste in questione erano letteralmente verdi all'epoca, grazie al periodo caldo medioevale, al punto che alcuni coloni vichinghi vi praticavano alcune forme di economia agricola; altri ipotizzano che il nome fosse in parte dovuto ad un tentativo promozionale per invogliare la gente a insediarvisi, rendendone il nome più attraente. Due fonti primarie, il Libro degli Islandesi (Íslendingabók) e La Saga di Erik il Rosso (Eiríks saga rauða), affermano che Egli [Erik il Rosso] chiamò la terra Groenlandia, dicendo che la gente sarebbe stata più disposta ad insediarsi lì se avesse avuto un buon nome." Le condizioni della Groenlandia nel X secolo potrebbero essere state più ospitali di oggi.

Erik il Rosso venne esiliato dall'Islanda per un periodo di tre anni a causa di un omicidio [8] e navigò verso la Groenlandia, esplorando la costa e reclamando per sé alcune terre; fece poi ritorno in Islanda per portare gente a colonizzare la Groenlandia. La data di fondazione della colonia secondo le saghe norrene sarebbe stata il 985, quando 25 navi partirono guidate da Erik il Rosso (solo 14 arrivarono in Groenlandia)[9]. Il periodo effettivamente coincide con quello calcolato tramite la datazione al radiocarbonio di alcuni resti del primo insediamento a Brattahlid (oggi Qassiarsuk), che diedero una data attorno all'anno mille. Secondo la leggenda, fu sempre nel 1000 che il figlio di Erik, Leif Ericson, lasciò l'insediamento per scoprire Vinland (che generalmente si presume fosse situata in Terranova).

Questa colonia era divisa in tre insediamenti: l'Insediamento Orientale, il più grande, e l'Insediamento Occidentale (con una dimensione massima di circa 1.000 persone), e l'ancora più piccolo Insediamento Centrale (quest'ultimo è spesso considerato come parte dell'Insediamento Orientale); sono note almeno 400 fattorie. Vi potrebbero aver abitato dalle 2000 alle 10.000 persone, secondo le stime degli studiosi. Stime più recenti come quelle del Dr. Niels Lynnerup in "Vikings: The North Atlantic Saga by Fitzhugh Ww and William W. Fitzhugh", tendono a diminuire il numero degli abitanti stimati. Rovine di circa 600 fattorie sono state rinvenute nei due insediamenti, 500 nell'insediamento orientale, 95 in quello occidentale, e 20 in quello Centrale. Era una colonia di dimensioni significative (la popolazione dell'odierna Groenlandia è di sole 56.000 persone) che portò avanti con l'Europa il commercio dell'avorio dalle zanne dei trichechi, oltre a esportare funi, pecore, foche e pellame, secondo un resoconto del XIII secolo; è possibile che si svolgesse anche il commercio dello stoccafisso (merluzzo essiccato). La colonia dipendeva dall'Europa (Islanda e Norvegia) per attrezzi di ferro, legno (in particolare per la costruzione di imbarcazioni), cibo supplementare e contatti sociali e religiosi. Le navi mercantili dall'Islanda viaggiavano verso la Groenlandia ogni anno e talvolta vi svernavano.

Le ultime registrazioni scritte dei Vichinghi groenlandesi risalgono ad un matrimonio del 1408 nella chiesa di Hvalsey – oggi la meglio conservata delle rovine vichinghe.

Nel 1126 venne fondata una diocesi a Garðar (oggi Igaliku), soggetta all'arcidiocesi norvegese di Nidaros (oggi Trondheim). Almeno cinque chiese della Groenlandia vichinga sono note tramite reperti archeologici. Nel 1261, la popolazione accettò la sovranità del Re di Norvegia, anche se continuò ad avere le proprie leggi; nel 1380 la Norvegia entrò in unione personale con il Regno di Danimarca. Dopo essere inizialmente fioriti, gli insediamenti scandinavi declinarono nel XIV secolo: l'Insediamento Occidentale venne abbandonato attorno al 1350 e nel 1378 non c'era più un vescovo a Garðar.

Nel 1408 venne registrato a Hvalsey il matrimonio tra Torstein Olafsson e Sigrid Bjørnsdatter: da allora pochissime registrazioni scritte menzionano i coloni. Vi fu una corrispondenza tra il Papa e il vescovo Bertold af Garde nello stesso anno.[10] Il cartografo danese Claudius Clavus sembra aver visitato la Groenlandia nel 1420 da quanto risulta da documenti redatti da Nicola Germano e Enrico Martello che avevano accesso alle originali note cartografiche e mappe di Clavus. Due manoscritti matematici contenenti la seconda carta della mappa della Groenlandia realizzata da Claudius Clavus durante il suo viaggio in Groenlandia venne rinvenuta nel tardo XX secolo dagli studiosi danesi Bjönbo e Petersen. (Fonte: originali in Hofbibliothek a Vienna. A Greenlander in Norway, on visit?, è anche menzionato in un Diploma norvegese risalente al 1426, [Peder Grønlendiger][11]).

In una lettera datata 1448, il Papa Nicola V ordinò ai vescovi di Skálholt e Hólar (le due diocesi dell'Islanda) di inviare agli abitanti della Groenlandia dei preti e un vescovo, che non avevano più a causa dell'apparente venuta dei pagani che distrussero la maggior parte delle chiese e avevano portato via la popolazione come prigionieri.[12]

È probabile che l'Insediamento Orientale fosse completamente abbandonato nel tardo XV secolo anche se non è stata stabilita una data esatta.
La fine degli insediamenti vichinghi in Groenlandia [modifica]

Ci sono molte teorie sul perché gli insediamenti vichinghi in Groenlandia si estinsero. Jared Diamond, autore di Collapse: how societies choose to fail or succeed, suggerisce che cinque fattori contribuirono alla morte della colonia groenlandese: danni ambientali, cambiamenti climatici, vicini ostili, perdita di contatto e fallimento nell'adattarsi. L'investigazione di questi fattori ha portato a numerosi studi e a nuove scoperte. The Frozen Echo, di Kirsten Seaver, contesta alcune delle teorie più generalmente accettate circa la scomparsa della colonia groenlandese: ad esempio, la Seaver suppone che la colonia groenlandese fosse più sana di quanto si ritenga comunemente e che i groenlandesi non morirono semplicemente di fame; piuttosto, avrebbero potuto essere spazzati via dagli Indiani o da un attacco europeo di cui non si ha notizia, oppure abbandonarono la colonia per tornare in Islanda o per stabilirsi nel Vinland.

Quella del danno ambientale è una delle teorie dovute al territorio inospitale. La Groenlandia era molto più fredda dell'Islanda e della Norvegia; la fredda corrente della Groenlandia Occidentale, che scorreva giù dall'Artico, produceva inverni lunghi e il clima imprevedibile si modificava annualmente. L'unica vegetazione presente erano Ciperacee e in rare occasioni arbusti nani; test sul rilevamento della quantità di polline nell'aria e sulle piante fossili, dimostrano che i groenlandesi lottarono sia contro l'erosione del suolo che contro la deforestazione[13]. Poiché il terreno non era adatto all'agricoltura, i groenlandesi si affidarono alla pastorizia e alla caccia per procurarsi il cibo[14].


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natoxcorrere
10th February 2010, 22:28
Per raccogliere informazioni utili sulle condizioni climatiche della Groenlandia prima dell'era glaciale e vedere se era vera l'ipotesi del raffreddamento climatico gli scienziati hanno perforato la calotta di ghiaccio della Groenlandia. Gli isotopi di ossigeno provenienti dal ghiaccio fanno dedurre che il periodo caldo medioevale provocò un clima relativamente più mite in Groenlandia, che durò approssimativamente dall'800 al 1200. Comunque, nel Trecento il clima iniziò gradualmente a raffreddarsi e la cosiddetta "piccola era glaciale" raggiunse il picco massimo in Groenlandia intorno al 1420[15]. Durante gli scavi archeologici nelle prime fattorie vichinghe in Groenlandia e Islanda sono stati rinvenuti nei mucchi di rifiuti più ossa di pecore e capre che di maiali e mucche.

Grafico delle temperature groenlandesi dal 500 al 1990, basate su analisi dei campioni di ghiaccio. Le temperature annuali in °C sono mostrate sull'asse verticale; i periodi sono sull'asse orizzontale; i numeri sono momenti importanti della storia groenlandese. 1. 700-750: il popolo Tardo Dorset si insedia nel nord della Groenlandia; 2. 9° secolo: i Vichinghi sbarcano sull'isola; 3. 1000: i Vichinghi si insediano sull'isola; 4. 12°secolo: i Thule si insediano nella Groenlandia Settentrionale; 5. 13° secolo: la cultura Tardo Dorset scompare; 6. 14° secolo: l'Insediamento Occidentale scompare; 7. 1408: il matrimonio di Hvalsey è l'ultimo documento scritto della dominazione vichinga; 8. 15° secolo: l'Insediamento Orientale scompare; 9. 1497: Giovanni Caboto è il primo europeo dopo i Vichinghi a sbarcare nel Labrador; 10. 1600-1750: Piccola Era Glaciale; 11. 1721: Hans Egede sbarca in Groenlandia

Poiché gli inverni continuarono ad essere sempre più freddi, non c'erano praticamente possibilità per i Groenlandesi di far crescere erba da fieno. Nei depositi di una fattoria di un capo tribù della metà del XIV secolo furono rinvenuti un gran numero di resti di bestiame e caribù, mentre in una fattoria più povera a soli pochi chilometri di distanza, non furono rinvenuti resti di animali domestici ma solo foche. Campioni di ossa dai cimiteri vichinghi groenlandesi confermano che la composizione della tipica dieta groenlandese era passata da un 20% di animali migratori all'80%[16].

Se l'Islanda era completamente disabitata prima di venir colonizzata dai vichinghi, questi in Groenlandia dovettero avere a che fare con gli Inuit. Gli Inuit erano i successori dei Dorset, che migrarono a sud e giunsero infine a contatto con i vichinghi poco dopo il 1150. Ci sono poche fonti riguardanti la collaborazione tra le due culture; comunque, gli studiosi sanno che i vichinghi si riferivano agli Inuit (e ai nativi del Vinland) con il termine skraeling (sventurati in Antico Norvegese)[17]. Gli Annali Islandesi sono una delle poche fonti esistenti che confermano contatti tra Vichinghi e Inuit: essi riportano un incontro ostile tra Inuit e Vichinghi nel corso del quale vennero uccisi diciotto groenlandesi e due ragazzi vennero ridotti in schiavitù[18].

Gli storici hanno imparato molto sugli Inuit dai racconti popolari degli Eskimo. Reperti archeologici, tra cui molti manufatti vichinghi trovati in siti Inuit, indicano che essi commerciavano con i Vichinghi; questi ultimi invece non sembrarono mostrare lo stesso interesse negli Inuit perché nessuna traccia di manufatti Inuit è stata trovata nei due loro insediamenti, né impararono dagli Inuit le tecniche per la navigazione con il kayak o per la caccia alla foca. Alcuni ritrovamenti dimostrano che nel 1300 gli Inuit avevano espanso i loro insediamenti invernali fino ai fiordi esterni dell'Insediamento Occidentale; nel 1325, i Vichinghi avevano completamente abbandonato tale insediamento[19].

In condizioni di tempo mite, una nave poteva fare un viaggio di 360 km dall'Islanda alla Groenlandia nel giro di un paio di settimane. I groenlandesi dovevano tenersi in contatto con Islanda e Norvegia allo scopo di commerciare; inoltre non potevano costruirsi le proprie navi, e dipendevano dai mercanti islandesi o dalle spedizioni di legname dal Vinland.

Le saghe norrene menzionano i viaggi degli islandesi in Groenlandia per commercio. I capi tribù e i proprietari di grandi fattorie avevano il controllo dei traffici; i capi tribù commerciavano con le navi straniere e diffondevano i prodotti commerciando con le fattorie circostanti[20]. Il bene principale dei groenlandesi erano le zanne dei trichechi, che venivano usate in Europa principalmente come sostituto dell'avorio degli elefanti, il cui commercio era stato bloccato dai conflitti con il mondo islamico; molti studiosi credono che il monopolio reale norvegese sulle spedizioni contribuì alla fine del commercio e dei contatti. Comunque, la cristianità e l'europeizzazione influenzarono pesantemente i groenlandesi per gran parte del XIV e XV secolo. Nel 1921, uno storico danese, Paul Norland, trovò nel cortile di una chiesa dei resti umani provenienti dall'Insediamento Orientale: i corpi erano abbigliati con vestiti medioevali del XV secolo, senza indicazioni di malnutrizione o di deteriorazione genetica; molti avevano crocifissi attorno ai colli, e le braccia incrociate come in posa di preghiera.

Si sa da registrazioni papali romane che i groenlandesi vennero esentati dal pagare la loro decima nel 1345 perché la colonia soffriva per la povertà[21]. L'ultima nave a raggiungere la Groenlandia fu una nave islandese "portata fuori rotta" che raggiunse la Groenlandia nel 1406 e ritornò in patria nel 1410 con le ultime notizie dalla Groenlandia: la morte di una donna accusata di aver sedotto degli uomini con la stregoneria e che venne bruciata viva per questo, e il matrimonio del capitano della nave, Thorsteinn Ólafsson, con un'altra islandese, Sigridur Björnsdóttir.[22] Tuttavia secondo alcuni storici questo potrebbe non essere l'ultimo viaggio in Groenlandia da parte di navi europee; potrebbero esserci stati (almeno fino al 1480 circa) altri viaggi successivi di cui non si ha notizia.[23]

Infine, l'ultimo dei cinque fattori suggerisce che i Vichinghi semplicemente non riuscirono ad adattarsi alla Groenlandia. Analizzando le saghe norrene si hanno indicazioni che alcuni dei Vichinghi lasciarono la Groenlandia in cerca di un luogo chiamato Vinland, ma quando dei nativi ostili ferirono diversi di questi Vichinghi, essi fecero ritorno in Groenlandia. Ovviamente i Vichinghi sapevano che la Groenlandia non poteva essere un luogo permanente dove stabilirsi, per via dei succitati fattori; cionondimeno, la colonia fu in grado di sopravvivere per circa 450 anni. Gli studi archeologici provano che i Vichinghi compirono sforzi notevoli per adattarsi, poiché alcuni di loro cambiarono il proprio stile di vita. Probabilmente la scomparsa dei Vichinghi groenlandesi non fu causata da un singolo fattore; un fattore che merita approfondimento è la mancanza di resti di pesce tra i loro rifiuti: islandesi, Inuit e i moderni groenlandesi consumano molto pesce, ma qualcosa causò il rigetto di questo tipo di alimento da parte dei coloni. Jared Diamond ipotizza che alcune delle prime autorità della colonia soffrirono per avvelenamento da cibo e, poiché i groenlandesi non erano pronti per prendersi dei rischi in un ambiente tanto ostile, il tabù venne trasmesso nel corso dei secoli.

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natoxcorrere
10th February 2010, 22:29
Culture del Tardo Dorset e di Thule

I Thule erano abili balenieri, come ritratto dal missionario norvegese Hans Egede nel XVIII secolo.

I vichinghi potrebbero non essere stati soli sull'isola quando arrivarono: un nuovo influsso di popolazioni artiche da ovest, la cultura Tardo Dorset, potrebbe essere antecedente[7]. Comunque questa cultura fu limitata all'estremo nord-ovest della Groenlandia, lontana dai vichinghi che vivevano sulla costa meridionale. Alcuni reperti potrebbero indicare questa cultura come leggermente antecedente agli insediamenti islandesi; scomparve attorno al 1300, circa la stessa epoca in cui sparì il più occidentale degli insediamenti vichinghi. Nella regione di questa cultura, ci sono prove archeologiche di siti di raduno per un numero di famiglie che va da quattro a trenta, che vivevano assieme per un breve periodo nel corso del loro ciclo di spostamenti.

Attorno al 1200, un'altra cultura artica (i Thule) arrivò da ovest, dopo essere emersa 200 anni prima in Alaska[24]; si insediarono a sud della cultura Tardo Dorset occupando vaste aree delle coste occidentali e orientali della Groenlandia. Questo popolo, antenato dei moderni Inuit, si dedicava prevalentemente alla caccia di quasi tutti gli animali terrestri e marini, soprattutto orsi polari e balene; i thule, sempre meglio insediati, disponevano di grandi scorte di cibo per evitare la carestia invernale. I primi Thule evitavano le latitudini più settentrionali, che divennero popolate nuovamente dopo una nuova immigrazione dal Canada nel XVIII secolo[25].

La natura dei contatti tra culture Thule, Dorset e vichinga non è ancora ben conosciuta; alcuni studiosi ritengono comunque che ci possano essere stati degli scambi commerciali tra Vichinghi e le popolazioni Inuit. Il livello di contatto è attualmente oggetto di ampio dibattito, e probabilmente include commerci vichinghi con i Thule o i Dorset in Canada o possibili ricerche di rifiuti nei siti vichinghi abbandonati (si veda Maine penny). Finora non sono stati rinvenuti prodotti vichinghi in siti archeologici Dorset; gli unici oggetti vichinghi trovati sono stati classificati come "oggetti esotici"[26]. Alcune incisioni su attrezzi che ritraggono delle barbe provano l'esistenza di contatti con i vichinghi. Alcune storie raccontano di conflitti armati tra Inuit e Vichinghi e di rapimenti da ambo le parti: gli Inuit potrebbero aver ridotto le fonti di cibo dei Vichinghi, disponendoli su terreni di caccia lungo la parte centrale della costa ovest. Questi conflitti potrebbero essere uno dei fattori che contribuirono alla scomparsa della cultura vichinga e di quella del Tardo Dorset, ma pochi li ritengono il motivo principale; qualunque sia la causa di quel misterioso evento, la cultura Thule si destreggiò meglio, senza estinguersi.
Colonizzazione danese [modifica]

Il missionario Hans Egede

Nel 1536 Danimarca e Norvegia divennero ufficialmente un'unica nazione e la Groenlandia cominciò ad essere vista come una dipendenza danese, piuttosto che una norvegese. Anche dopo l'interruzione dei contatti, il re danese continuò a reclamare la sovranità sull'isola: intorno al 1660 ciò venne sottolineato dall'inclusione di un orso polare nello stemma danese (dal 1959 viene usato solo nello stemma della famiglia reale). Nel XVII secolo la caccia alla balena portò navi inglesi, olandesi e tedesche in Groenlandia, dove le balene venivano talvolta lavorate a riva, ma non venne creato alcun insediamento permanente. Nel 1721 una spedizione congiunta clericale-commerciale, guidata dal missionario norvegese Hans Egede, venne inviata in Groenlandia[27]: la preoccupazione era sapere se vi era rimasta una civiltà e se essa potesse essere ancora cattolica, 200 anni dopo la riforma protestante, o se avesse addirittura abbandonato del tutto la cristianità; la spedizione può essere vista anche come parte della colonizzazione danese delle Americhe. Gradualmente, la Groenlandia si aprì alle compagnie commerciali danesi[27], e si chiuse a quelle di altre nazioni; questa nuova colonia era incentrata a Godthåb ("Buona Speranza") sulla costa meridionale. Alcuni degli Inuit che vivevano vicino alle stazioni commerciali vennero convertiti al cristianesimo.

Quando la Norvegia dopo le guerre napoleoniche si separò dalla Danimarca nel 1814, le colonie, compresa la Groenlandia, rimasero danesi. Il XIX secolo vide un aumentato interesse nella regione da parte degli esploratori polari e di scienziati come William Scoresby e Knud Rasmussen. Allo stesso tempo, l'elemento coloniale della prima civilizzazione danese in Groenlandia, orientato al commercio, crebbe; le attività missionarie ebbero grande successo e nel 1861 venne fondato il primo giornale in lingua groenlandese. La legge danese però si applicava solo ai coloni danesi.

Al volgere del XIX secolo, la parte settentrionale della Groenlandia era ancora praticamente disabitata; vi si trovavano solo sparsi rifugi utilizzati nelle battute di caccia[28]. Durante quel secolo comunque, nuove famiglie Inuit immigrarono dal Canada per stabilirsi in queste aree. L'ultimo gruppo dal Canada arrivò nel 1864; nello stesso periodo, la parte orientale dell'isola si spopolò con il peggiorare delle condizioni economiche.

Le prime elezioni democratiche per le assemblee distrettuali della Groenlandia si tennero nel 1862-1863, anche se non fu prevista nessuna assemblea per l'intera isola. Nel 1911, vennero introdotti due Landsting, uno per la Groenlandia Settentrionale e uno per la Groenlandia Meridionale, che vennero fusi assieme solo nel 1951; per tutto questo tempo la maggior parte delle decisioni vennero prese a Copenaghen, dove i groenlandesi non avevano rappresentanza.

Verso la fine del XIX secolo, il monopolio danese sui commerci venne criticato dai mercanti; si sostenne che esso teneva i nativi in uno stile di vita non profittevole, bloccando lo sviluppo di una industria della pesca potenzialmente grande. Molti groenlandesi comunque erano abbastanza soddisfatti dello status quo, poiché sentivano che il monopolio assicurava il futuro della caccia commerciale alla balena. Nonostante ciò, i danesi spostarono gradualmente i loro investimenti verso l'industria conserviera legata alla pesca.
Importanza strategica [modifica] Per approfondire, vedi la voce Storia della Groenlandia durante la II Guerra Mondiale.


Dopo che riottenne la piena indipendenza nel 1905, la Norvegia si rifiutò di accettare la sovranità danese sulla Groenlandia, che era stata un suo possedimento e le era stata tolta nel 1814. Nel 1931, il baleniere norvegese Hallvard Devold occupò di sua iniziativa la Groenlandia orientale disabitata; a fatto avvenuto, l'occupazione venne appoggiata dal governo norvegese. Questa terra fu chiamata Terra di Erik il Rosso e fu eletto governatore Helge Ingstad, esploratore famoso per aver scoperto le rovine vichinghe a L'Anse aux Meadows. Due anni dopo, la corte permanente di giustizia internazionale sentenziò in favore del punto di vista danese, che venne accettato dalla Norvegia.

La Base Aerea di Thule, creata durante la Seconda guerra mondiale, è la base più settentrionale dell'USAF.

Durante la Seconda guerra mondiale, quando la Germania estese le sue operazioni di guerra alla Groenlandia, Henrik Kauffmann, l'ambasciatore danese negli Stati Uniti che aveva già rifiutato di riconoscere l'occupazione tedesca della Danimarca, aiutato dai governatori della Groenlandia Eske Brun e Aksel Svane, firmò il 9 aprile 1941 un trattato con gli USA che garantiva all'esercito statunitense il permesso di stabilire delle stazioni in Groenlandia. A causa delle difficoltà del governo danese a governare l'isola durante la guerra, e grazie al successo delle esportazioni, in particolare di criolite, la Groenlandia finì per godere di uno status abbastanza indipendente; i suoi rifornimenti vennero garantiti da Stati Uniti e Canada.

Durante la Guerra Fredda, la Groenlandia ebbe una importanza strategica, in quanto controllava parte del passaggio tra i porti sovietici sull'Artico e l'Oceano Atlantico, oltre ad essere una buona base per l'osservazione di qualsiasi uso di missili balistici intercontinentali, le cui rotte erano tipicamente programmate per passare sopra l'Artico. Gli USA erano di conseguenza molto interessati alla Groenlandia e nel 1946 provarono addirittura a comprarla offrendo ben $100.000.000 alla Danimarca, ma la Danimarca rifiutò l'offerta.[29][30] Nel 1951 il Trattato Kauffman venne sostituito da un altro. La Base Aerea di Thule, a Thule (l'odierna Qaanaaq) nel nord-ovest dell'isola, venne resa una base permanente. Nel 1953, alcune famiglie Inuit vennero costrette dalla Danimarca a spostare le loro case per fornire spazio per l'ampliamento della base; per questo motivo, la base è stata fonte di attriti tra il governo danese e la popolazione groenlandese. Questi attriti non fecero altro che crescere quando il 21 gennaio 1968 si verificò un incidente nucleare: un B-52 Stratofortress che trasportava quattro bombe all'idrogeno, si schiantò vicino alla base, versando grandi quantità di plutonio sul ghiaccio; anche se la maggior parte del plutonio venne recuperata, i nativi raccontano ancora delle risultanti deformazioni negli animali. Lo scandalo coinvolgente membri del parlamento danese, risalente al 1995 e denominato Thulegate, svelò che la Danimarca autorizzò gli aerei statunitensi ad attraversare i cieli della Groenlandia con armi nucleari e che il trasporto aereo di armi nucleari in Groenlandia avveniva di routine nel periodo in cui avvenne l'incidente.

Un'altra recente controversia riguarda il Ballistic Missile Early Warning System (BMEWS), che la United States Air Force ha aggiornato negli anni recenti trasformandolo in un radar phased array.[31] Alcuni sono contrari al BMEWS in quanto temono che in caso di guerra nucleare il BMEWS verrebbe scelto come obbiettivo da colpire mettendo a repentaglio la vita della popolazione locale.

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bora71
11th February 2010, 10:42
per la Fisica, Wikipedia italiana è di cattiva qualità, decisamente insufficente..
non è che se c'è su wikipedia è vero.:rolleyes:
Discorso diverso per quella inglese, visto che c'è molta molta più gente che ci lavora.;)

natoxcorrere
11th February 2010, 11:08
per la Fisica, Wikipedia italiana è di cattiva qualità, decisamente insufficente..
non è che se c'è su wikipedia è vero.:rolleyes:
Discorso diverso per quella inglese, visto che c'è molta molta più gente che ci lavora.;)

Beh, per fortuna che non c'è solo Wikipedia postato....E poi l' articolo di Wikipedia è storico non fisico....

:D:D

E poi l'articolo di Wiki postato è tradotto dall' Inglese

:D:D

Del resto il beneficio del dubbio è importante nel campo scientifico, anche quando si parla di Mercalli.....

bora71
11th February 2010, 11:28
Beh, per fortuna che non c'è solo Wikipedia postato....E poi l' articolo di Wikipedia è storico non fisico....

:D:D

E poi l'articolo di Wiki postato è tradotto dall' Inglese

:D:D

Del resto il beneficio del dubbio è importante nel campo scientifico, anche quando si parla di Mercalli.....

ma io ho molti dubbi..e anche tu da quello che ho capito..;)
l'unico a non aver dubbi e' Furio Stella:D:D

natoxcorrere
11th February 2010, 12:44
ma io ho molti dubbi..e anche tu da quello che ho capito..;)
l'unico a non aver dubbi e' Furio Stella:D:D

:D:D

io ne ho tantissimi di dubbi.....

Il problema è che molti hanno convinzioni ideologiche, e questo per uno che vuole capire, e studiare è davvero un limite..

;)