Scolari
19th January 2010, 19:00
Spesso ci si domanda con quali tipologie di configurazioni bariche possono comportare ad un'inevitabile raffreddamento climatico, rispettivamente ad un periodo di riscaldamento climatico ed io sono giunto alla seguente conclusione:
Nell'arco dei decenni si può assistere a variazioni delle configurazioni bariche che più tipicamente si riscontrano su vasta scala nell'arco di un determinato periodo.
Esiste una certa relazione tra l'attività solare e l'indice che misura il gradiente barico mediamente presente tra l'Islanda e la penisola Iberica (indice NAO) che risulta essere mediamente più elevato in presenza di elevata attività solare.
È risaputo che variazioni dell'attività solare comportano ad avere variazioni della concentrazione di ozono all'interno della stratosfera che può aumentare mediamente anche del 16% durante le fasi di elevata attività magnetica, ma non in egual misura a tutte le latitudini.
Le particelle elettricamente cariche associate al vento solare, durante le tempeste magnetiche (maggiormente frequenti durante cicli solari intensi) penetrano la magnetosfera raggiungendo l'alta atmosfera e "distruggendo" l'ozono presente tra la bassa mesosfera e l'alta stratosfera, questo processo comporta ad avere di fatto una riduzione dello strato di ozono alle alte latitudini favorendo un VP mediamente più compatto e di conseguenza un rinforzo delle correnti zonali alle alte latitudini.
L'effetto dato dall'attività solare sulla circolazione atmosferica diviene piu marginale se visto nell'arco di pochi anni poichè al processo si devono sommare gli effetti indotti dall'inversione dei venti stratosferici che riguardano le latitudini tropicali, comportando a variazioni della concentrazione di ozono alla alte latitudini del 3-4% (maggiore durante la fase Est Wind, minore durante la fase West Wind).
Il minor innevamento presente sulle zone interne del continente come pure sul Nord Europa comporta ad una riduzione dell'effetto albedo alle medie-alte latitudini, di conseguenza alle alte latitudini l'aria mediamente più mite presente al suolo incrementa l'attività ciclonica.
Viceversa episodi di bassa attività solare, a lungo andare sono assiciabili periodi contraddistinti un VP mediamente meno compatto e dunque ad una riduzione della zonalità dei venti alle alte latitudini.
Come per lo stato che mediamente si riscontra dell'indice NAO, l'attività solare trova una certa correlazione anche con altri indici climatici sopratutto nel corso dei decenni (indice ENSO; PDO; AMO: che in parte si autoregola per mezzo delle precipitazioni tropicali).
Periodi di raffreddamento climatico personalmente ritengo che siano meglio favoriti da una circolazione prevalentemente meno zonale alle alte latitudini, inanzitutto non dobbiamo dimenticarci che il potere di trattenere calore dei continenti è di gran lunga inferiore rispetto agli oceani.
Di fatto i continenti trattengono molto meno il calore accumulato rispetto agli oceani.
Prendendo in considerazione il fatto che a seconda dello stato dell'indice NAO si riscontra una determinata disposizione delle precipitazioni sul continente Europeo, durante le fasi negative si riscontra un incremento delle precipitazioni sull'Europa centro-Meridionale (area del Mediterraneo inclusa) e grazie alla minor mitezza delle correnti, spesso sul continente hanno maggior facilità di acquistare un carattere prevalentemente nevoso con conseguente aumento dell'effetto albedo su vaste superfici.
L'effetto albedo è un fattore di Feedback che tende ad amplificare un processo già in atto, tuttavia i propri effetti possono essere ancor più marcati di quelli indotti da altri fattori scatenenti una variazione climatica, anche in tempi molto lunghi.
La maggior rifrazione della radiazione solare su vaste superfici innevate comporta ad un raffreddamento maggiore in superficie e dunque un attenuazione dell'attività ciclonica alle alte latitudini amplificando anche di molto un processo pre-esistente.
Dunque credo che una viariazione climatica possa dipendere molto dalle differenze termiche (continentalità) e dalla ripartizione media delle precipitazioni nell'arco dell'anno, non solo tra le diverse latitudini, ma anche tra i continenti e gli oceani, sopratutto sul nostro emisfero Boreale dove si la maggior superficie di terre emerse rispetto all'emisfero opposto.
Terre emerse: 85% nell'emisfero Boreale, 15% nell'emisfero Australe.
L'altezza media delle terre emerse è di circa 840 metri di quota.
Premetto che quanto scritto è alla base di alcune mie riflessioni personali riguardo a variazioni climatiche che possono avvenire nell'arco di alcuni decenni, senza tuttavia prendere in considerazione l'influenza indotta da innumerevoli altri fattori, apparentemente anche casuali.
A voi i commenti...
Nell'arco dei decenni si può assistere a variazioni delle configurazioni bariche che più tipicamente si riscontrano su vasta scala nell'arco di un determinato periodo.
Esiste una certa relazione tra l'attività solare e l'indice che misura il gradiente barico mediamente presente tra l'Islanda e la penisola Iberica (indice NAO) che risulta essere mediamente più elevato in presenza di elevata attività solare.
È risaputo che variazioni dell'attività solare comportano ad avere variazioni della concentrazione di ozono all'interno della stratosfera che può aumentare mediamente anche del 16% durante le fasi di elevata attività magnetica, ma non in egual misura a tutte le latitudini.
Le particelle elettricamente cariche associate al vento solare, durante le tempeste magnetiche (maggiormente frequenti durante cicli solari intensi) penetrano la magnetosfera raggiungendo l'alta atmosfera e "distruggendo" l'ozono presente tra la bassa mesosfera e l'alta stratosfera, questo processo comporta ad avere di fatto una riduzione dello strato di ozono alle alte latitudini favorendo un VP mediamente più compatto e di conseguenza un rinforzo delle correnti zonali alle alte latitudini.
L'effetto dato dall'attività solare sulla circolazione atmosferica diviene piu marginale se visto nell'arco di pochi anni poichè al processo si devono sommare gli effetti indotti dall'inversione dei venti stratosferici che riguardano le latitudini tropicali, comportando a variazioni della concentrazione di ozono alla alte latitudini del 3-4% (maggiore durante la fase Est Wind, minore durante la fase West Wind).
Il minor innevamento presente sulle zone interne del continente come pure sul Nord Europa comporta ad una riduzione dell'effetto albedo alle medie-alte latitudini, di conseguenza alle alte latitudini l'aria mediamente più mite presente al suolo incrementa l'attività ciclonica.
Viceversa episodi di bassa attività solare, a lungo andare sono assiciabili periodi contraddistinti un VP mediamente meno compatto e dunque ad una riduzione della zonalità dei venti alle alte latitudini.
Come per lo stato che mediamente si riscontra dell'indice NAO, l'attività solare trova una certa correlazione anche con altri indici climatici sopratutto nel corso dei decenni (indice ENSO; PDO; AMO: che in parte si autoregola per mezzo delle precipitazioni tropicali).
Periodi di raffreddamento climatico personalmente ritengo che siano meglio favoriti da una circolazione prevalentemente meno zonale alle alte latitudini, inanzitutto non dobbiamo dimenticarci che il potere di trattenere calore dei continenti è di gran lunga inferiore rispetto agli oceani.
Di fatto i continenti trattengono molto meno il calore accumulato rispetto agli oceani.
Prendendo in considerazione il fatto che a seconda dello stato dell'indice NAO si riscontra una determinata disposizione delle precipitazioni sul continente Europeo, durante le fasi negative si riscontra un incremento delle precipitazioni sull'Europa centro-Meridionale (area del Mediterraneo inclusa) e grazie alla minor mitezza delle correnti, spesso sul continente hanno maggior facilità di acquistare un carattere prevalentemente nevoso con conseguente aumento dell'effetto albedo su vaste superfici.
L'effetto albedo è un fattore di Feedback che tende ad amplificare un processo già in atto, tuttavia i propri effetti possono essere ancor più marcati di quelli indotti da altri fattori scatenenti una variazione climatica, anche in tempi molto lunghi.
La maggior rifrazione della radiazione solare su vaste superfici innevate comporta ad un raffreddamento maggiore in superficie e dunque un attenuazione dell'attività ciclonica alle alte latitudini amplificando anche di molto un processo pre-esistente.
Dunque credo che una viariazione climatica possa dipendere molto dalle differenze termiche (continentalità) e dalla ripartizione media delle precipitazioni nell'arco dell'anno, non solo tra le diverse latitudini, ma anche tra i continenti e gli oceani, sopratutto sul nostro emisfero Boreale dove si la maggior superficie di terre emerse rispetto all'emisfero opposto.
Terre emerse: 85% nell'emisfero Boreale, 15% nell'emisfero Australe.
L'altezza media delle terre emerse è di circa 840 metri di quota.
Premetto che quanto scritto è alla base di alcune mie riflessioni personali riguardo a variazioni climatiche che possono avvenire nell'arco di alcuni decenni, senza tuttavia prendere in considerazione l'influenza indotta da innumerevoli altri fattori, apparentemente anche casuali.
A voi i commenti...