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Visualizza versione completa : Il terremoto dell'Aquila: come va?


quebec
3rd October 2009, 12:55
Il terremoto che ha colpito la città dell’Aquila e le sue zone limitrofe è una delle più gravi catastrofi che si sono verificate nel territorio italiano negli ultimi cento anni. Questo non tanto per il numero dei morti, per fortuna inferiore sia a quello dell’Irpinia che del Friuli, ma per la vastità dei danni e della popolazione coinvolta. Sono circa 70.000 le persone riamaste senza casa. Ingentissimi i danni al patrimonio storico culturale, essendo l’Aquila una città molto antica, ricca di opere d’arte e con uno dei centri storici più belli d’Italia. L’immediata emergenza è stata gestita in maniera eccelsa, grande sia la Protezione Civile che i Vigili del fuoco che non finiremo mai di ringraziare per il lavoro e l’abnegazione dimostrata. I problemi sono iniziati dopo, quando la palla è passata nelle mani del governo e del nostro Premier, che in fatto di megalomania ha ben pochi rivali.
Dal momento che i 70.000 vivono in uno dei posti + freddi d’Italia era giusto e prioritario cercare di mettere tutti al coperto prima del sopraggiungere della stagione fredda. Sapendo che il patrimonio da ricostruire e restaurare è immenso e che inoltre, le risorse sono quelle che sono; il buon padre di famiglia avrebbe deciso di utilizzare la formula costruttiva provvisoria meno cara tra quelle fattibili ed efficienti. La sua scelta sarebbe ricaduta sulle casette di legno che si chiamano M.A.P. (moduli abitativi provvisori), queste hanno il vantaggio di una rapida costruzione ma soprattutto non necessitano di grandi opere in cemento armato cosicché quando la necessità verrà meno( se verrà) potranno essere facilmente smontate, le basi in cemento smantellate e tutto tornerà come prima del sisma. Inoltre un MAP costa al massimo tra i 700/900€ al metro quadrato.
Ma a SuperSilvio questo pareva semplice, per uomini comuni, non certo degno di un Unto del Signore, cosicché sceglie la strada più costosa e megalomane: il progetto C.A.S.E, megacostruzioni antisismiche, bellissime, confortevoli. Gli svantaggi sono che: costano 2850€ al metro quadrato, una volte costruite non sono smantellabili e, dulcis in fundo, bastano solo per 16.000 persone. E gli altri? Rimangono in albergo ( 50€ al giorno a persona) o verranno sistemate nei MAP che dopo mesi di insistenza del Sindaco dell’Aquila e della Presidente della Provincia sono stati ordinati ed in parte iniziati a costruire. Perché questi due non sono stai ascoltai prima? Non lo so, forse perché sono del PD?. Comunque le istituzioni locali non contano nulla a differenza di quanto successe in Friuli e nelle Marche, tutto viene gestito solo dal governo centrale e dalla protezione civile. A questo punto vi domanderete: ma se l’Aquila prima del sisma aveva 60.000 abitanti come possono esserci 70.000 sfollati, qualche casa sarà rimasta pure in piedi o no? Certo anzi vi posso dire che nonostante l’intensità del sisma le case in cemento armato hanno retto bene, nel quartiere di Pettino, costruito direttamente sulla faglia, non c’è stato un solo morto, le case pur subendo danni sono rimaste in piedi. Anche il tanto bistrattato Ospedale ha subito danni all’interno ma non da comprometterne la stabilità. Su più di un migliaio di pilastri solo 7 risultano danneggiati.
Le case sono state classificate a seconda dei danni: A= agibili, B= non agibili per danni lievi ma non strutturali, C=non agibili per danni medio alti ma non strutturali, D= da rivedere e quindi da assegnare o a categoria C o E, E= inagibile per danni strutturali o crollata, F=inagibile per danni esterni dovuti ad altre costruzioni limitrofe. Il problema è che fin quanto i danni alle case B e C non verranno riparati ( mancano ancora parte dei soldi e delle procedure) non vi verrà, giustamente, riallacciato il gas, di conseguenza non saranno abitabili. Ecco perché gli sfollati sono tanti, da aggiungere che le C.A.S.E. ed i MAP spettano solo agli abitanti aventi case E, gli altri sono ospitati negli alberghi e in case prese in affitto dalla protezione civile. E’ ancora tutto un casino e se è vero che le abitazioni del progetto C.A.S.E. sono state costruite a tempo di record i problemi sono ancora moltissimi. Soprattutto ci domandiamo: dopo aver speso una cifra enorme nel progetto C.A.S.E dove verranno presi i soldi per ricostruire? I soldi stanziati in finanziaria sono spalmati in 23 ANNI!!!!. Alcuni temono che in quelle case ci rimarranno per sempre. Se si fossero utilizzati tutti MAP, come suggerito dai migliori architetti e urbanisti d’Italia, a quest’ora sarebbero quasi tutti dentro e non da meno, anche molti soldi sarebbero ancora dentro le casse dello stato.
Prima che lo faccia qualcuno lo faccio io il paragone con l’Irpinia, certo se si paragona ogni cosa al peggio e ovvio: tutto è e sarà sempre meglio. Io il paragone lo farei con il Friuli e le Marche.
Continuerò in questo post a darvi notizie da questa mia sfortunata terra.
In ultimo: come è andata a me? Bene la casa dove abitiamo io e mia sorella è di nuova costruzione e ha retto benissimo, neanche una crepetta. Peggio è andata ai miei genitori che vivendo in una casa restaurata ma di antica costruzione, hanno casa E. Ora vivono con me e mia sorella in attesa che verranno costruiti i MAP per il mio comune.

Scolari
3rd October 2009, 13:08
Nulla di insolito che i TG descrivano una situazione più rosea se paragonata con la realtà.
Dunque occorreranno anni prima che tutti possano avere una propria abitazione definitiva?
Da come ho potuto intuire, i primi soccorsi non sono mancati, speriamo solo che non ci si dimetichi presto dei terremotati che da un momento all'altro hanno perso tutto, come aimè in parte è successo nel caso del terremoto delle Marche con famiglie che tutt'oggi a distanza di 7 anni dal terribile evento, vivono ancora in abitazione provvisorie.:o

quebec
3rd October 2009, 13:11
Nulla di insolito che i TG descrivano una situazione più rosea se paragonata con la realtà.
Dunque occorreranno anni prima che tutti possano avere una propria abitazione definitiva?
Da come ho potuto intuire, i primi soccorsi non sono mancati, speriamo solo che non ci si dimetichi presto dei terremotati che da un momento all'altro hanno perso tutto, come aimè in parte è successo nel caso del terremoto delle Marche con famiglie che tutt'oggi a distanza di 7 anni dal terribile evento, vivono ancora in abitazione provvisorie.:o

Di questo passo Flavio, molti anni. :o

Scolari
3rd October 2009, 13:38
Di questo passo Flavio, molti anni. :o


Una situazione molto triste.
Purtroppo si specula sulle cose più importanti, oggi si conoscono le regioni più soggette a forti terremoti o a disastrose alluvioni, eppure ancora oggi non si prendono seri provvedimenti al fine di evitare le tragedie prodotte dai terremoti o dalle alluvioni, solo dopo l'evento si risente la fatidica frase: "si poteva evitare!"

In quel senso io posso ritenermi più fortunato, considerando che anche la mia regione geografica è fortemente soggetta a disastrose alluvioni che in anni passati hanno letteralmente devastato la regione, dopo l'ultimo grande evento, quello del 1978, molto si è fatto al fine di evitare che si ripetesero eventi tanto catastrofici, inanzitutto arginando con doppie sponde tutti i grossi corsi fluviali.
Quest'anno infatti il violentissimo nubifragio che a metà giugno ha colpito la regione, pur avendo una portata e una durata analoga a quella dell'evento del agosto del 1978, ha prodotto danni nettamente inferiori e fortunatamente nessuna vittima.

COCO'
5th October 2009, 17:17
il paragone con l'irpinia l'ho fatto io e non per guardare sempre al peggio ma per evidenziare,forse in modo sbagliato,che rispetto ad allora mi sembra che le cose siano leggermente migliorate.leggetevi questo documento:

Viene definito terremoto dell'Irpinia il sisma che si verificò il 23 novembre 1980 e colpì la Campania centrale e la Basilicata. Caratterizzato da una magnitudo 6,9 della scala Richter[3][4], con epicentro nel comune di Conza della Campania (AV), causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti[5].


La scossa Il presidente della Repubblica Pertini e il presidente del Consiglio Forlani in visita nelle zone colpite dal sismaIl terremoto colpì alle 19:34[6] di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi[7] con un ipocentro di circa 30 km di profondità[8] colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle provincie di Avellino, Salerno e Potenza. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Baronissi e altri paesi limitrofi[9]. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti[10]. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre provincie campane e nel potentino[11], come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa[12].

La distruzione della città di TeoraI resoconti dell'Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto provincie interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati.

Le tre provincie maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni (non epicentrali) delle provincie di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera lieve[13].

L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati. Il rapporto pubblicato dall'"Annuario statistico 1980 dell'attività svolta dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco" informava che dei 679 comuni facenti parte delle otto provincie interessate dal sisma, «ben 508 sono stati danneggiati. In 36 comuni della fascia epicentrale (compresi i centri storici di Avellino e Potenza) si sono avuti circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili, mentre al di fuori della fascia epicentrale il danneggiamento ha riguardato altri 50.000 alloggi»[14].

Il dramma [modifica]
Molto interessante, da un punto di vista storico-cronologico, la descrizione che, in tre giorni successivi, il quotidiano Il Mattino di Napoli riportò della catastrofe. Il 24 novembre il giornale titolò «Un minuto di terrore - I morti sono centinaia», in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo di Via Stadera a Napoli. Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a «I morti sono migliaia - 100.000 i senzatetto», fino al titolo che, apparso il 26 novembre, è passato alla storia nella sua drammaticità, tanto che la pagina è esposta in alcuni musei di tutto il mondo quale testimonianza dell'evento[15]: «Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) - FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla». La cifra dei morti, approssimativa per eccesso soprattutto per i gravi problemi di comunicazione e ricognizione di quei tragici giorni, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale riportata nella presente voce, ma quella dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione in quanto, in seguito, pesantemente influenzata da danni alle abitazioni reali o presunti.

I mancati soccorsi [modifica]
« Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi »
(Sandro Pertini, edizione straordinaria Tg2, 27 novembre 1980)

Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggrava gli effetti della scossa è il ritardo dei soccorsi. I motivi principali sono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell'entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un'organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza è il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri[16], il capo dello Stato si reca in elicottero sui luoghi della tragedia, ritrovando l'allora Ministro degli Esteri e potentino Emilio Colombo. Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in tv rivolto agli italiani, denuncia con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi che arriveranno in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni[17]. Le dure parole del presidente della Repubblica causano l'immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni dell'allora Ministro dell'Interno Virginio Rognoni[18].

Gli aiuti internazionali [modifica]
Molti Paesi, in seguito alla notizia del terremoto, si attivarono per inviare alle popolazioni colpite non solo soldi per la ricostruzione[6][19], ma anche unità militari e personale specializzato[5].

Stati Uniti: 70 milioni di dollari, 136 uomini con 6 elicotteri della Compagnia Paracadutisti del 509° Btg.
Germania Ovest: 32 milioni di dollari, 1 ospedale da campo con 90 sanitari; 650 uomini e 3 elicotteri del 240° Btg. Genio Pionieri; 1 gruppo di esperti della Croce Rossa; 47 volontari-elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione; 16 cani da salvataggio con guida.
Arabia Saudita: 10 milioni di dollari.
Iraq: 3 milioni di dollari.
Algeria: 500mila dollari.

Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un'autoambulanza.
Francia: équipe di ricerca dei superstiti composte da 191 uomini con cani da valanga; 59 militari medici e specialisti nel soccorso; 12 autoambulanze e 1 elicottero autoambulanza con personale medico.
Austria: 1 ospedale militare da campo con 130 sanitari.
Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte da 41 uomini.
Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso.
La ricostruzione [modifica]
A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (300 deceduti su 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal Gruppo Rubner - che si insediò in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri[20] - diventano 150, per un totale di 450 persone ricoverate[21].

Castelnuovo di Conza il giorno dopo la scossaLa ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia[22]. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito[23] durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 36 paesi in un primo momento, che diventano 280 in seguito a un decreto dell'allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981[24], fino a raggiungere la cifra finale di 687[25].

Più di 70 centri sono stati integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre 200 hanno avuti consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali sono stati cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi[26].


documento preso da wikipedia.

COCO'
5th October 2009, 17:19
Il numero dei comuni colpiti, però, è stato alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 58.640 miliardi nel corso degli anni)[24], ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest'area. La ricostruzione, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato, è stata per decenni incompleta. A Torre Annunziata esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si continuano a stanziare – 10 milioni di euro per il primo nel 2007[7], 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009[27] – ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati un cancro che ha contaminato l'intera città, divenendo la principale roccaforte della camorra (il Quadrilatero delle Carceri è ancora oggi il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania[28].

Il sisma in cifre [modifica]
Regioni colpite: 3 (Campania, Basilicata e Puglia).
Comuni colpiti: 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia). Di questi circa 70 "disastrati" e circa 200 "danneggiati"[26].
Superficie colpita: 17.000 km².
Popolazione coinvolta: 300.000 abitanti.
Abitazioni ricostruite a spese dei contribuenti: 150.000.
Contributi pubblici dello Stato italiano, secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta (prima dell'approvazione della legge finanziaria 1991): 50.902 miliardi di lire (circa 26 miliardi di euro)[29].
Contributi pubblici dello Stato italiano, all'anno 2000: 58.640 miliardi di lire (circa 30 miliardi di euro).
La finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di euro per la ricostruzione[30].
In Italia è ancora oggi in vigore un'accisa di 75 lire (4 centesimi di euro) su ogni litro di carburante acquistato, imposta dallo Stato per il finanziamento del terremoto in Irpinia[31].
Il dopo-sisma [modifica]
La prima stima dei danni del terremoto, che venne fatta nel 1981 dall'ufficio dello Stato (organo speciale atto a coordinare le operazioni di stima dei danni per conto della presidenza del Consiglio), parlava di circa 8.000 miliardi di lire[32]. La stessa cifra è cresciuta in maniera esponenziale, fino a superare quota 60.000 miliardi di lire[33].

La Commissione Scalfaro [modifica]
Oscar Luigi ScalfaroIl 7 aprile 1989, con la Legge n.128, Oscar Luigi Scalfaro viene messo a capo della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata[34]: è un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da venti deputati e altrettanti senatori con il compito di accertare quanto realmente lo Stato ha speso, sino a quel momento, per la ricostruzione delle aree terremotate[35]. Nella "relazione conclusiva" che verrà stilata, la somma totale dei fondi stanziati dal Governo italiano raggiungerà la cifra di 50.620 miliardi di lire, così suddivisi: 4.684 per affrontare i giorni dell'emergenza; 18.000 per la ricostruzione dell'edilizia privata e pubblica; 2.043 per gli interventi di competenza regionale; 8.000 per la ricostruzione degli stabilimenti produttivi e per lo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli, e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi[36].

Le inchieste successive [modifica]
L'on. Ciriaco de MitaCirca l'inchiesta del filone Mani Pulite denominata "Mani sul terremoto", pubblicata su Panorama nel 1992, Daniele Martini scrive: «in Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato»[37]. Nel marzo del 1987 alcuni giornali, tra cui l'Unità e L'Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell'Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980[38]. Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c'era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell'ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l'Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto»[37]. Nell'inchiesta Mani sul terremoto saranno coinvolte 87 persone tra cui l'on. Ciriaco de Mita, l'on. Paolo Cirino Pomicino, il sen. Salverino De Vito, l'on. Vincenzo Scotti, l'on. Antonio Gava, l'on. Antonio Fantini, l'on. Francesco De Lorenzo, l'on. Giulio Di Donato e il commissario on. Giuseppe Zamberletti[39]. Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse alcune inchieste che hanno portato a diversi arresti[40][41][42].

La mostra [modifica]
Per la prima volta nel 1984 è stata presentata nella Villa Campolieto di Ercolano la rassegna artistica Terrae Motus, organizzata dal gallerista napoletano Lucio Amelio. La mostra, che dal 1992 è possibile ammirare nella Reggia di Caserta dopo essere stata trasferita al Grand Palais di Parigi nel 1987, consiste in oltre settanta opere sul tema del sisma del 1980[43]. Tra gli artisti, tutti di fama internazionale, figurano anche Keith Haring e Andy Warhol i quali, insieme a tutti gli altri colleghi, decisero di devolvere l'incasso in favore dei bambini terremotati

documento preso da wikipedia

quebec
5th October 2009, 20:55
il paragone con l'irpinia l'ho fatto io e non per guardare sempre al peggio ma per evidenziare,forse in modo sbagliato,che rispetto ad allora mi sembra che le cose siano leggermente migliorate.leggetevi questo documento:

Viene definito terremoto dell'Irpinia il sisma che si verificò il 23 novembre 1980 e colpì la Campania centrale e la Basilicata. Caratterizzato da una magnitudo 6,9 della scala Richter[3][4], con epicentro nel comune di Conza della Campania (AV), causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti[5].


La scossa Il presidente della Repubblica Pertini e il presidente del Consiglio Forlani in visita nelle zone colpite dal sismaIl terremoto colpì alle 19:34[6] di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi[7] con un ipocentro di circa 30 km di profondità[8] colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle provincie di Avellino, Salerno e Potenza. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Baronissi e altri paesi limitrofi[9]. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti[10]. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre provincie campane e nel potentino[11], come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa[12].

La distruzione della città di TeoraI resoconti dell'Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto provincie interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati.

Le tre provincie maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni (non epicentrali) delle provincie di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera lieve[13].

L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati. Il rapporto pubblicato dall'"Annuario statistico 1980 dell'attività svolta dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco" informava che dei 679 comuni facenti parte delle otto provincie interessate dal sisma, «ben 508 sono stati danneggiati. In 36 comuni della fascia epicentrale (compresi i centri storici di Avellino e Potenza) si sono avuti circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili, mentre al di fuori della fascia epicentrale il danneggiamento ha riguardato altri 50.000 alloggi»[14].

Il dramma [modifica]
Molto interessante, da un punto di vista storico-cronologico, la descrizione che, in tre giorni successivi, il quotidiano Il Mattino di Napoli riportò della catastrofe. Il 24 novembre il giornale titolò «Un minuto di terrore - I morti sono centinaia», in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo di Via Stadera a Napoli. Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a «I morti sono migliaia - 100.000 i senzatetto», fino al titolo che, apparso il 26 novembre, è passato alla storia nella sua drammaticità, tanto che la pagina è esposta in alcuni musei di tutto il mondo quale testimonianza dell'evento[15]: «Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) - FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla». La cifra dei morti, approssimativa per eccesso soprattutto per i gravi problemi di comunicazione e ricognizione di quei tragici giorni, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale riportata nella presente voce, ma quella dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione in quanto, in seguito, pesantemente influenzata da danni alle abitazioni reali o presunti.

I mancati soccorsi [modifica]
« Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi »
(Sandro Pertini, edizione straordinaria Tg2, 27 novembre 1980)

Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggrava gli effetti della scossa è il ritardo dei soccorsi. I motivi principali sono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell'entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un'organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza è il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri[16], il capo dello Stato si reca in elicottero sui luoghi della tragedia, ritrovando l'allora Ministro degli Esteri e potentino Emilio Colombo. Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in tv rivolto agli italiani, denuncia con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi che arriveranno in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni[17]. Le dure parole del presidente della Repubblica causano l'immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni dell'allora Ministro dell'Interno Virginio Rognoni[18].

Gli aiuti internazionali [modifica]
Molti Paesi, in seguito alla notizia del terremoto, si attivarono per inviare alle popolazioni colpite non solo soldi per la ricostruzione[6][19], ma anche unità militari e personale specializzato[5].

Stati Uniti: 70 milioni di dollari, 136 uomini con 6 elicotteri della Compagnia Paracadutisti del 509° Btg.
Germania Ovest: 32 milioni di dollari, 1 ospedale da campo con 90 sanitari; 650 uomini e 3 elicotteri del 240° Btg. Genio Pionieri; 1 gruppo di esperti della Croce Rossa; 47 volontari-elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione; 16 cani da salvataggio con guida.
Arabia Saudita: 10 milioni di dollari.
Iraq: 3 milioni di dollari.
Algeria: 500mila dollari.

Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un'autoambulanza.
Francia: équipe di ricerca dei superstiti composte da 191 uomini con cani da valanga; 59 militari medici e specialisti nel soccorso; 12 autoambulanze e 1 elicottero autoambulanza con personale medico.
Austria: 1 ospedale militare da campo con 130 sanitari.
Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte da 41 uomini.
Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso.
La ricostruzione [modifica]
A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (300 deceduti su 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal Gruppo Rubner - che si insediò in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri[20] - diventano 150, per un totale di 450 persone ricoverate[21].

Castelnuovo di Conza il giorno dopo la scossaLa ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia[22]. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito[23] durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 36 paesi in un primo momento, che diventano 280 in seguito a un decreto dell'allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981[24], fino a raggiungere la cifra finale di 687[25].

Più di 70 centri sono stati integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre 200 hanno avuti consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali sono stati cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi[26].


documento preso da wikipedia.

Guarda Enzo io non mi riferivo a te, anzi non ricordavo neanche che tu l'avessi fatto il paragone. Quello che volevo dire è che, sebbene le cose siano andate molto meglio rispetto ad allora, non è tutto rose e fiori coem si vede al tg. Ci sono molti problemi e la cosa che più mi da fastidio e che anche il terremoto è diventata una cosa politica, come se ad avere le case distrutte e a piangere i morti, fosse stata solo una parte. Ciao e buona serata.:)

COCO'
6th October 2009, 17:39
Guarda Enzo io non mi riferivo a te, anzi non ricordavo neanche che tu l'avessi fatto il paragone. Quello che volevo dire è che, sebbene le cose siano andate molto meglio rispetto ad allora, non è tutto rose e fiori coem si vede al tg. Ci sono molti problemi e la cosa che più mi da fastidio e che anche il terremoto è diventata una cosa politica, come se ad avere le case distrutte e a piangere i morti, fosse stata solo una parte. Ciao e buona serata.:)

ci mancherebbe altro che questi eventi tragici siano solo di una parte.l'italia e' una sola e non solo di qualcuno,anche se certe cose vergognose succedono solo da noi.nel week end calcistico si e' osservato un minuto di silenzio per le vittime di messina solo prima delle partite di catania e palermo e per ''errore'' anche nella partita di bergamo fra atalanta e milan(fra l'altro il pubblico di bergamo e' stato molto partecipe con un applauso che molti hanno accolto con sorpresa).l'italia e' una,certi italiani farebbero meglio ad espatriare.ciao pasqua';)

COCO'
16th October 2009, 16:59
stamattina ascoltando la radio ho sentito che c'e' un gruppo di filmaker che sta in Abruzzo da mesi e che sta realizzando dei video-documentari nelle tendopoli.la cosa mi sembra interessante poiche' racconta delle storie di chi in quelle tende ci vive o ci ha vissuto.se volete vedere qualcosa questo e' il sito: www.fromzero.tv