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Visualizza versione completa : Una possibile combinazione di indici a definire la sorti degli inverni Europei?


Scolari
15th December 2011, 12:25
Riprendo un bellissimo confronto nato su facebook inerente ad una certa combinazione degli indici in grado di favorire episodi di freddo in Europa, lo ripropongo anche qui a scopo didattico e vorrei sentire un vostro parere su quanto riportato qui sotto:)!

La variazione della direzione dei venti stratosferici sopra l'equatore, relegati all'indice QBO, si propaga dall'alto verso il basso, ossia la direzione dei venti e dunque l'indice stesso inverte il proprio valore a cominciare dai 10 hPa circa. Recenti studi cercano di evidenziare l'effetto dall'attività solare combinata con lo stato dell'indice QBO sul VP statosferico, la fase negativa dell'indice QBO ossia la circolazione esterly che presenta un'inclinazione ascendente che riguarda la medio-bassa stratosfera equatoriale, crea un sollevamento ed un raffreddamento della sottostante tropopausa sempre sulle latitudini equatoriali che risulta essere molto più evidente in presenza di una scarsa attività solare, viceversa avviene in presenza dell'indice QBO positivo, dove la circolazione westerly presenta un'inclinazione discendente favorendo un abbassamento e un riscaldamento della tropopausa equatoriale, più evidente in presenza di un'elevata attività solare. Ora volevo evidenziare che l'ascendenza del moto che riguarda le latitudini equatoriali, crea un raffreddamento adiabatico dell'aria (indotto dall'espansione della massa d'aria) all'interno della tropopausa, mentre viceversa la discendenza del moto che si ha tra le medie latitudini e il polo, crea un riscaldamento adiabatico (indotto dalla compressione della massa d'aria) tra la bassa stratosfera e la tropopausa, di fatto questo porta ad avere temperature più elevate di alcune decine di gradi all'interno della tropopausa e della bassa stratosfera delle medie-alte latitudini, rispetto alla tropopausa e alla bassa stratosfera equatoriale, la differenza di temperatura tra le basse e le alte latitudini influisce sulla circolazione BDC che oltre a contradistinguere lo scambio Meridiano e i moti convettivi sull'equatore e ai poli all'interno della stratosfera, trasporta ozono dalle basse latitudini ai poli, come dicevo recenti studi hanno evidenziato che la fase negativa dell'indice QBO crea un' inalzamento e raffreddamento della tropopausa equatoriale che risulta essere molto più evidente se combinata con una scarsa attività solare, questo comporta ad un rafforzamento della circolazione Meridiana BDC con il conseguente rafforzamento dei moti convettivi al polo e all'equatore, il rafforzamento del moto discendente tra le medie latitudini e il poli, porta ad avere un maggior riscaldamento adiabatico (indotto dalla compressione della massa d'aria) che puòportare le temperature nella stratosfera polare oltre il valore di equilibrio indebolendo di conseguenza di VP, inoltre un rafforzamento della circolazione BDC aumentando gli scambi meridiani, comporta ad un maggior afflusso di ozono dalle basse latitudini al polo, di conseguenza i primi raggi del sole verso fine stagione, favoriscono un ulteriore maggior riscaldamento dell'aria all'interno della stratosfera polare poichè l'ozono si profuce attraverso la fotolisi dell'ossigeno grazie all'assorbimento della radiazione UV. Un VP più debole, è di conseguenza più soggetto all'ondulazione indotto delle onde stazionarie (che ovviamente si propagano oltre per estensione, anche per altezza) e ad episodi di stratwarming, viceversa in presenza di un VP più compatto, non si creano onde planetarie tali da poter creare importanti ondulazioni del VP poichè l'intensitâ delle westerly sopra le medie latitudini è tale da inibire la propagazione vericale della onde troposferiche, la tropopausa in tal senso si comporta come una sorta di coperchio, se il flusso zonale è molto forte tale coperchio risulterà più saldo e la propagazione verticale delle onde planetarie sarà pressochè impossibile, viceversa un VP meno compatto qui è associato un flusso zonale meno intenso, consentirà la propagazione verticale delle onde planetarie con la conseguente formazione di onde cosidette lunghe. L'effetto indotto dalla conbinazione dell'indice QBO e l'attività solare, spiega come mai durante la PEG si avevano inverni molto piû freddi rispetto agli ultimi decenni, qui si presentano mediamente ben altri tipi di configurazioni bariche, il fatto che durante la PEG l'attività solare era scarsa, la combinazione QBO negativa e bassa attività solare era molto più frequente, rispetto agli ultimi decenni contraddistinti da un'attività solare mediamente molto più elevata, in tal senso le combinazioni QBO negativa con bassa attività solare sopratutto negli ultimi decenni sono molto più rare, viceversa sono molto più frequenti le combinazioni QBO positivo combinata con un'elevata attività solare. Ovviamente quella descritta da me è solo una situazione media.
Va ovviamente sottolineato il fatto che tale combinazione non è l'unica influente riguardo alle sorti degli inverni Europeo, sopratutto durante la PEG molti inverni gelidi, seguirono anche grosse eruzioni vulcaniche, tra l'altro indice QBO influisce anche sulle polveri emesse dai vulcani all'interno della stratosfera, la fase positiva favorisce una maggior sospensione delle polveri all'interno della stratosfera equatoriale dovuto all'inclinazione ascendente della circolazione esterly, mentre la circolazione westerly relegata alla fase positiva dell'indice QBO favorisce un maggior decadimento delle particelle dovuta all'inclinazione discendente, ma questo è un altro discorso, ad ogni modo dopo la PEG vi furono cicli solari anche piuttosto intensi, poi seguì il minimo di Dalton qui sono relegati cicli più deboli, mediamente anche durante la PEG i cicli solari furono meno intensi rispetto a quelli degli ultimi decenni e questo potrebbe spiegare come mai durante la PEG la combinazione tra QBO negativa e bassa attività solare mediamente fù molto più frequente rispetto agli ultimi decenni, certamente tale combinazione non è l'unica a determinare le sorti degli inverni Europei, vi è anche l'indice ENSO che durante le fasi NINA e NINO strong ha una certa influenza anche per le nostre latitudini.
Inoltre anche la MJO e l'indice ENSO stesso (con episodi di NINO e NINA) possono comportare alla variazione dell'altezza della tropopausa alle latitudini equatoriali influenzando di conseguenza la circolazione BDC con lo stesso processo sopra descritto!

Scolari
20th December 2011, 09:42
Una vostra idea a riguardo??

greenbet
20th December 2011, 20:09
Una vostra idea a riguardo??

ciao Flavio, complimenti per l'articolo...
cercherò di approfondire meglio l'argomento(sul quale le mie conoscenze sono obiettivamente molto limitate), partendo proprio dal tuo interessante testo...

Scolari
20th December 2011, 20:17
ciao Flavio, complimenti per l'articolo...
cercherò di approfondire meglio l'argomento(sul quale le mie conoscenze sono obiettivamente molto limitate), partendo proprio dal tuo interessante testo...

Grazie mille, mi fa piacere che ti sia piacciuto, andrebbero presi in considerazione altri fattori, qui ho solo citato (MJO, ENSO) in grado di incidere sulla circolazione BDC ;)

Ovviamente apprezzerei ulteriori delucidazioni, in sostanza quanto da me proposto è per quanto conosco io la relazione tra una partocolare combinazione di indici e la stabilità del VP stratosferico per mezzo della circolazione BDC :)

Scolari
29th December 2011, 13:21
Clima tra diluvi e caldo record.
Intervista a Mario Giuliacci meteorologo del Centro Epson meteo.

Interessantissima intervista di Mario Giuliacci, credo che spieghi molto bene e in parole semplici quale riolo giocano la NINA e il NINO sul clima globale, e come si comportano in presenza di un cambiamento climatico, consiglio vivamente di leggere questa intervista!

http://www.meteo-net.it/articoli/giuliacci.aspx

Scolari
29th December 2011, 14:17
L'Europa risente anche l'effetto di altri indici quali PDO ed AMO, ma quali sono gli indici più incisivi?
L'indice AMO ha un influenza marginale della disposizione dell'anticiclone delle Azzorre favorendone od ostacolandone la propensione ad elevazioni lungo i meridiani con conseguenze influenza sul clima in Europa e sul Nord America, le peggiori siccità sul Nord America sono generalmente associabili ad eventi di AMO positivo che favorisce un aticiclone sub tropicale più invadente, l'indice PDO che tuttavia risente almeno in parte gli effetti dall'indice ENSO invece ha un influenza piuttosto marginale sul clima delle coste Occidentali del Nord America. Tutto questo sopratutto in assenza di altri fenomeni prevalenti, come ad esempio una NINA o NINO moderata/forte, l'indice ENSO proprio per la propria posizione latitudinale in presenza di anomalie marcate può avere effetti più rilevanti dell'indice AMO in Europa, l'indice AMO risente meno dello stato dell'indice ENSO rispetto all'indice PDO, qui lo stato sembra essere in buona parte relegabile ad episodi di NINA o NINO. L'indice AMO sembra presentare una propria ciclicità più indipendente, tuttavia si riscontrano alcune interazioni in presenza di rilevanti episodi di NINA, Infatti in presenza di forti anomalie dell'indice ENSO, anche l'indice AMO sembra risentire di alcune interazioni con lo stato degli indici ENSO e PDO, in questi tempi l'indice AMO si trova in fase positiva nel proprio ciclo multidecennale e si calcola che lo resterà ancora per una quindicina di anni. L'indice AMO in tal senso sembra risentire dell'indice ENSO attraverso l'influenza che quest'ultimo durante le fasi di NINA moderata/forte ha per lungo termine sulla disposizione delle figure bariche e delle precipitazioni anche alle medie latitudini, spesso infatti si associano le disposizioni delle figure bariche alla disposizione delle anomalie oceaniche in sede Atlantica, senza considerare che allo stesso tempo sono le anomalie oceaniche a risentire degli effetti delle disposizioni bariche, in questo senso è lecito domandarsi: "È nato prima l'uovo o la gallina?"
Osservando l'andamento stegionale sia in inverno che in estate, si riscontrano maggiori correlazioni con quello che è lo stato dell'indice ENSO piuttosto che con lo stato dell'indice AMO anche in sede Europea, in genere in Europa gli estremi dell'indice ENSO non portano mai risultati favorevoli sopratutto dal punto di vista precipitativo, episodi di NINO stong favoriscono inverni piuttosto miti, ma sopratutto estati tendenzialmente più calde, grazie ad una maggiori invadenza dell'alta pressione (Nord Africana) sull'area del mediterraneo, mentre episodi di NINA strong sopratutto in inverno favoriscono periodi di siccità sull'area del Mediterraneo centro-Occidentale anche in questo caso dovuti ad una maggior ingerenza anticiclonica sull'Europa centro-Occidentale, in ogni caso proprio per la propria posizione latitudinare, l'indice ENSO ha effetti che non si limitano certamente all'area del Pacifico, ma che si estendono su scala globale e anche in Europa qualora presenti valori accentuati delle anomalie termiche, ossia durante episodi di NINO e NINA moderati o forti, i propri effetti possono certamente superare quelli indotti dall'indice AMO.

Scolari
30th December 2011, 12:27
Articolo messo in Home Page al quale ho aggiunto una parte dedicata alla MJO.

http://www.meteogelo.com/clima/una-possibile-combinazione-di-indici-a-definire-la-sorti-degli-inverni-europei/