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Visualizza versione completa : La Marea nera puo' ''arrivare'' in Nord Europa?


Scolari
22nd June 2010, 10:51
Da oggi dovremmo esserlo ancora di più, e non solo per i danni alle coste della Louisiana, del Mississippi e della Florida, ma per il rischio che il disastro abbia pesanti influssi sul clima del Nord Europa. I fatti sono noti e sotto gli occhi di tutti e tuttavia sembra che nessuno si accorga di effetti a medio termine che potrebbero essere disastrosi anche per noi.
Sappiamo tutti che il 20 Aprile 2010 una perdita di petrolio, seguita da un’esplosione e da un incendio, ha causato la distruzione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizons, di proprietà della BP, provocando la morte di 11 persone ed il ferimento di altre 19.

http://www.cdt.ch/files/images/f_1fa9dc39abc3139da70233e3763f4bb8.jpg http://www.ilsecoloxix.it/r/IlSecoloXIXWEB/mondo/foto_trattate/2010/05/02/Gulf_Oil_Spill_Lawsuits_NY125--499x285.jpg

Da quello che possiamo vedere e nonostante le rassicuranti affermazioni a riguardo, a partire da quel momento sembra che la situazione sia stata fondamentalmente fuori controllo e lo sia tuttora.
Nonostante un sito web sia dedicato appositamente a dare in pasto all’opinione pubblica le notizie in tempo reale, sia le stime del danno, sia gli interventi per contenerlo sono stati, e continuano ad essere, caotici e fin ora inutili. Anche l’operazione Top Kill è fallita dopo due giorni, ed alla data odierna (20 giugno) le stime dicono che la perdita potrebbe continuare almeno fino ad Agosto, ossia un totale di forse 4 mesi.
Anche la stima della perdita è estremamente varia. Sono state citate quantità da 1000 a 5000 barili (da 150 a 700 tonnellate) al giorno delle prime indicazioni fornite dalla stesa BP fino ad oltre 100.000 barili (15 mila tonnellate) da fonti ambientaliste. Un dato affidabile è quello dell’estrazione fatta con un tubo da 3 pollici inserito per alcuni giorni nella condotta impazzita: da quel tubo sono stati estratti circa 800.000 litri al giorno. La perdita complessiva deve essere quindi sicuramente molto superiore. Sembra quasi ridicola al confronto la prima perdita, di 790.000 galloni (3 milioni di litri), di idrocarburi presenti sulla piattaforma distrutta.

Per un confronto sull’ordine di grandezza, si pensi al disastro della Exxon Valdez, uno dei peggiori in cui complessivamente furono dispersi 40,9 milioni di litri che inquinarono 1900 Km di coste; il disastro del Golfo del Messico equivale quindi più o meno ad una Exxon Valdez ogni otto giorni.
È naturale che l’attenzione degli abitanti della zona si sia concentrata sui rischi che questa enorme perdita può comportare per le aree costiere e per le locali risorse naturali, ed infatti abbiamo assistito ad operazioni, più o meno frammentarie, di sistemazione di barriere galleggianti, recupero di petrolio dalla superficie marina, anche al tentativo di bruciarne una parte direttamente in mare per evitare che arrivi fino a terra.
È opportuno porre l’attenzione sul fatto che la Corrente del Golfo passa proprio a breve distanza dalla localizzazione della perdita, formando un inviluppo detto “loop current”. Nelle foto satellitari si vede chiaramente come ormai una parte della perdita sia entrata in questo loop, e quindi viene progressivamente trascinato nel flusso principale della corrente. Questo flusso di petrolio che si immette nella corrente del Golfo può essere visto perfino favorevolmente da chi sta facendo fronte al disastro, perché si tratta sicuramente di petrolio che non arriverà direttamente sulle coste più vicine, ma quale sarà il risultato di questo inquinamento della grande circolazione oceanica?

Uno studio dell’ UCAR (University Corporation for Atmospheric Research), un dipartimento dell’Università di Boulder nel Colorado, ha simulato diversi scenari dimostrando che in un periodo di tempo variabile ma non eccessivo (da 90 a 120 giorni dal disastro iniziale) il flusso di petrolio raggiungerà il Nord Atlantico, distribuendosi su una superficie di oltre 900.000 Km quadrati, più della Francia e della Germania insieme.
In realtà le foto da satellite mostrano una situazione più grave di quella delle simulazioni, a soli 60 giorni dal disastro la quantità di petrolio nella Corrente del Golfo è maggiore di quella prevista dalle simulazioni.
Dobbiamo tener presente che la Corrente del Golfo ha un effetto importante sul clima del Nord Europa, portando acqua calda nel Nord Atlantico fino alle coste dell’Inghilterra, della Scozia e della Scandinavia. Una pellicola di sostanza oleosa su una superficie così grande ridurrà l’evaporazione, quindi nei prossimi mesi avremo minore umidità atmosferica, inoltre l’evaporazione provoca un raffreddamento dell’acqua, quindi l’acqua sarà più calda e leggera ed arriverà più lontano, verso le aree polari. Uno scenario inquietante per gli effetti sul clima globale.

Anche un altro effetto del disastro può diventare globale: circa il 35% della perdita è composto da idrocarburi leggeri, che in parte finiscono direttamente in atmosfera ed in parte vengono bruciati in “incendi controllati” sul posto. Nelle immagini da satellite si vedono con molta chiarezza i pennacchi di fumo ed una valutazione prudente porta alla spaventosa quantità di oltre 220.000 tonnellate di fuliggine ed anidride carbonica, a cui si aggiungono gli idrocarburi leggeri, in particolare metano. Anidride carbonica e metano sono gas serra e portano ad un riscaldamento dell’atmosfera, mentre la fuliggine ha un effetto schermante e la raffredda.
Non è detto che i percorsi atmosferici delle diverse frazioni siano gli stessi, quindi è difficile valutare quali effetti possano avere, e fino ad oggi non sono stati pubblicati studi in proposito.
Perciò preoccupiamoci, perché sembra proprio che nessuno se ne stia occupando.

Tommaso Virnicchi - 20 giugno 2010/
Fonte: antimafiaduemila.com
Testo tratto da: gliitaliani.it

marco.sbrilli
22nd June 2010, 12:02
E' veramente un disastro ambientale:eek:

Scolari
23rd June 2010, 22:57
Almeno due persone sono morte in due diversi episodi legati alle operazioni di contenimento del greggio nel Golfo del Messico: lo ha annunciato oggi a Washington il responsabile Usa, l'Ammiraglio Thad Allen. La Guardia costiera ha specificato che una delle due vittime era il capitano di una barca, ucciso da un colpo di arma da fuoco.

Oltre a questo Allen ha comunicato che a causa di un incidente, il tappo sul pozzo della Bp nel Golfo del Messico e' stato temporaneamente tolto e dovrebbe essere riposizionato presto.

Senza tappo, il flusso di petrolio che fuoriesce dal pozzo della Bp nel Golfo del Messico e' aumentato in maniera significativa, anche se parte del greggio continua ad essere bruciato in superficie.

Fonte: bluewin.ch

Scolari
28th June 2010, 00:07
Alex, la prima tempesta tropicale della stagione 2010, è stato declassato a depressione tropicale nel suo cammino verso la penisola dello Yucatan, ma potrebbe riacquistare forza nel Golfo del Messico. Lo hanno detto gli esperti del Centro Nazionale Uragani degli Stati Uniti.

"Alex dovrebbe tornare a essere stanotte tempesta tropicale e intensificarsi ulteriormente nelle successive 72 ore", ha indicato il Centro Uragani.

Fonte: bluewin.ch

Scolari
13th July 2010, 08:49
È stato installato il nuovo "tappo" sul pozzo di petrolio che è all'origine della marea nera nel Golfo del Messico. Stando alle immagini diffuse da tutte le principali televisioni americane, le operazioni per l'installazione del nuovo, gigantesco coperchio sul pozzo Macondo, hanno avuto successo: la perdita di petrolio è scomparsa.

L'ammiraglio di Guardia Costiera Thad Allen, responsabile delle operazioni per conto della Casa Bianca, ha parlato di "progressi significativi", precisando tuttavia che sarà necessario attendere dalle 6 alle 48 ore per sapere se l'operazione ha avuto pieno successo e se dunque il pozzo potrà essere chiuso.

Frattanto, l'amministrazione Obama ha annunciato nuove norme sulle trivellazioni offshore in acque profonde. Il divieto a nuove esplorazioni durerà al massimo fino al 30 novembre.

L'annuncio è stato dato dal ministro dell'Interno Ken Salazar dopo che una precedente messa al bando di sei mesi era stata revocata da un giudice federale e dopo che la richiesta del governo di un nuovo stop temporaneo era stata respinta la settimana scorsa in appello.

Fonte: bluewin.ch

Scolari
13th July 2010, 08:59
ROMA (6 luglio) - La marea nera che da oltre due mesi sta invadendo il Golfo del Messico ha «spezzato» la Loop current, la parte inferiore della corrente del Golfo che tocca Cuba e la penisola dello Yucatan e che costituisce il «motore» della Corrente del Golfo. Grazie ad essa viene accumulato il calore che la corrente trasporta attraverso l'Atlantico, fino al Nord Europa. Le immagini dei satelliti europei e americani sono state analizzate in uno studio italiano pubblicato sul sito dell'Associazione Geofisica Italiana, dell'Istituto di Scienze atmosferiche e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr), e mostrano che la Loop current è ormai spezzata in due: una parte di essa è diventata un gigantesco vortice e una parte è una sorta di 'troncone' della corrente di un tempo.

«È stato compromesso un equilibrio ottenuto in milioni di anni e al quale partecipano anche l'intera flora e fauna del Golfo del Messico», osserva l'autore della ricerca, il fisico teorico Gianluigi Zangari, dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). In collaborazione con il Centro di ricerca in astrodinamica dell'università del Colorado, Zangari ha analizzato dati e immagini dei satelliti per l'osservazione della Terra della Nasa Jason, Topex-Poseidon e Geosat Follow-On, e quelli dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Ers-2 ed Envisat.

Nell'analisi il fisico ha utilizzato il sistema di calcolo che lui stesso ha sviluppato e brevettato nei Laboratori di Frascati nel 1999. «La Loop current è stata interrotta», rileva. Il processo, che ha avuto inizio nella prima metà di maggio, adesso ha raggiunto l'apice, come mostrano chiaramente le immagini dei satelliti. «Non si tratta di simulazioni, ma dei risultati dell'esame di dati sperimentali», aggiunge. La grande quantità di petrolio liberata in mare in seguito all'incidente alla piattaforma Deepwater Horizon «ha esercitato - spiega l'esperto - una pressione fisico-chimica sul flusso delle correnti».

L'immissione di un liquido molto denso, vischioso e non miscelabile come il petrolio in una soluzione salina molto leggera, come l'acqua di mare, ha generato il vortice che si è separato dalla Loop current. «È un processo - spiega Zangari, che può essere rappresentato con le equazioni non lineari che descrivono le turbolenze».

Difficile, se non impossibile, prevedere come si evolverà la situazione. Il rischio è che anche quello che resta della Loop current possa essere assorbito dal vortice e che la circolazione di questa corrente resti confinata nel Golfo del Messico. «Sono fenomeni non lineari e imprevedibili, di conseguenza è impossibile fare affermazioni sul futuro», osserva il fisico. Quello che è certo è che se la Corrente del Golfo dovesse perdere la Loop current si potrebbe verificare una sorta di reazione a catena che finirebbe per alterare uno dei principali termoregolatori del pianeta, con conseguenze sul clima globale.

Fonte: ilmattino.it

Scolari
20th July 2010, 10:13
C'e' una perdita di greggio dalla cima del pozzo: lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs. La perdita si aggiunge alla tracimazione di idrocarburi nei fondali a tre chilometri di distanza dal pozzo Macondo che ieri era stata segnalata dall'ex ammiraglio Thad Allen.

Le perdite potrebbero significare che il nuovo tappo installato una settimana fa sul pozzo Macondo dovra' essere aperto per evitare che petrolio e metano fuoriescano altrove. Il tappo era riuscito a fermare la fuoriuscita del greggio giovedi' scorso.

Fonte: bluewin.ch