natoxcorrere
17th June 2010, 22:49
Traduzione di Matteo Sardini
*Thierry Meyssan,analista politico francese, è presidente e fondatore di “Réseau Voltaire” e della conferenza “Axis for Peace”. Pubblica ogni settimana cronache di politica estera sulla stampa araba e russa (quest’articolo è tratto dal russo “Odnako”). Ha pubblicato diverse opere, l’ultimo nel 2007 col titolo L’Effroyable imposture 2.
Il discorso ambientale è entrato nella scena politica internazionale all’inizio degli anni ’80. Positivo per definizione, è presto diventato una proprietà indispensabile del potere legittimo. I più importanti capi di Stato e di governo, in un momento o in un altro, l’hanno fatto loro. Mentre le multinazionali più inquinanti hanno abbondantemente finanziato gli organi competenti dell’ONU. In questo articolo in tre parti – che non farà piacere né agli ecologisti né agli ai loro avversari – Thierry Meyssan traccia l’imbarazzante storia di questa retorica. Essa è spesso consistita nel manipolare i buoni sentimenti o la paura nell’avvenire per far passare delle contestate decisioni militari o economiche.
La conferenza di Copenaghen sul clima fu un esempio parossistico dell’abisso che vi è tra un avvenimento e la rappresentazione che i media ne danno.
Prima della conferenza, numerose personalità davano per imminente l’apocalisse se non si fosse agito e qualificavano il vertice «l’ultima occasione per l’umanità». Ma una volta terminato, senza essere giunto ad un accordo cogente, le stesse personalità assicuravano che ciò non era poi così grave: l’accordo sarebbe stato finalizzato in occasione di futuri incontri e che l’apocalisse avrebbe atteso. I principali media non fornirono alcuna spiegazione di tale repentino cambiamento e passarono ad altre cose.
Per comprendere quel che è veramente successo a Copenaghen e che è in gioco a proposito della « minaccia climatica », dobbiamo fare un passo indietro e ricordarci l’insieme del processo che ha prodotto questa nuova ideologia e condotto allo show di Copenaghen. Non si tratta qui di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici che, nel corso dei secoli, hanno spinto gli uomini da una regione all’altra, né di anticipare i prossimi e le migrazioni che essi provocheranno. Concentreremo la nostra attenzione su un altro aspetto della cosa: come gli slogan degli uni possono divenire delle menzogne condivise da tutti? Come può la furbizia politica nascondersi dietro l’apparenza della scienza? E, in definitiva, come possono dei falsi consensi crollare improvvisamente?
In 40 anni, le questioni ambientali sono state strumentalizzate per i più disparati fini politici da Richard Nixon, Henry Kissinger, Margaret Thatcher, Jacques Chirac e Barack Obama. Nessuno di questi leader ha creduto che le variazioni climatiche siano imputabili all’uomo e che minaccino la sua sopravvivenza. Tuttavia, la maggior parte l’ha detto ed ha trovato un interesse differente nel dirlo. Ecco la storia dell’ecologia politica come terreno di scontro delle grandi potenze.
Il giorno della Terra
Tutto comincia nel 1969. Il militante pacifista statunitense John McConnell propone all’UNESCO di creare un «Giorno della Terra ». Esso dovrebbe essere celebrato all’equinozio di primavera, sotto forma di una giornata feriale nel mondo intero, e permetterebbe di rafforzare il sentimento di unità dell’umanità che abita lo stesso pianeta.
Questo sogno incontra il sostegno del segretario generale delle Nazioni Unite, U-Thant. Egli vede un’occasione in più per manifestare la sua opposizione alla guerra in Vietnam. Per il diplomatico birmano, così come per molti asiatici, il rispetto dell’ambiente non è dissociabile dal rispetto della vita umana, è partecipe di una ricerca dell’armonia che esclude la guerra. U-Thant istituisce questo «giorno», ma nessuno Stato segue la sua raccomandazione. Comunque sia, egli immagina una piccola cerimonia nel corso della quale egli fa suonare la campana giapponese della pace nel palazzo di vetro e esclama: «Possano arrivare giorni pacifici e gioiosi, per la nostra bella navicella spaziale Terra, che continua a correre e a girare per lo spazio freddo col suo caloroso e fragile carico di vita.» i Washington non reagì direttamente.
Senza apparente legame con questo precedente, il senatore del Wisconsin, Gaylord Nelson, propone di applicare alle questioni ambientali americane le tecniche di mobilitazione della sinistra statunitense contro la guerra del Vietnam. Proclama il mercoledì 22 aprile 1970…«Giorno della Terra» ii.
Poiché Nelson è democratico, nessuno denuncia la manipolazione. Al contrario, la stampa dominante riprende il suo appello e lo sostiene. Il New York Times esulta: «La crescente preoccupazione di fronte alla crisi ambientale scorre nelle università del paese con un’intensità che, se perdura, potrebbe offuscare il malcontento degli studenti contro la guerra del Vietnam» iii. In definitiva, più di 20 milioni di statunitensi partecipano all’evento che consiste prima di tutto nel ripulire città e campagne dai rifiuti che le ricoprono. Per il presidente Richard Nixon ed il suo onnipresente consigliere Henry Kissinger, tale successo è insperato.
È possibile distrarre il movimento antiguerra e di dirigere l’energia dei manifestanti verso altre lotte. L’ecologia deve sostituirsi al pacifismo ed al terzomondismo. Questo «giorno della Terra» versione americana rimpiazzerà vantaggiosamente quello delle Nazioni Unite. Il senatore Nelson chiama i manifestanti a dichiarare «la guerra per l’ambiente» (sic) iv. Sotto la sua influenza, le associazioni studentesche chiedono di cambiare le priorità del momento e di trasferire una parte dei budget stanziati per la Difesa verso la protezione dell’ambiente. Ciò facendo, esse rinunciano a condannare la guerra del Vietnam in particolare e l’imperialismo in generale v.
Rapidamente, i repubblicani fanno votare delle leggi sulla qualità dell’aria e dell’acqua ed altre per sviluppare dei parchi naturali e proteggere il patrimonio naturale. Il presidente Richard Nixon crea un’Agenzia Federale di Protezione dell’Ambiente (US EPA), mentre 42 Stati federati istituzionalizzano questa manifestazione annuale.
L’ecologia è ormai una «preoccupazione» di Washington e richiede tanto più un particolare trattamento sul piano internazionale che bisogna neutralizzare il movimento antiguerra nel resto del mondo.
*Thierry Meyssan,analista politico francese, è presidente e fondatore di “Réseau Voltaire” e della conferenza “Axis for Peace”. Pubblica ogni settimana cronache di politica estera sulla stampa araba e russa (quest’articolo è tratto dal russo “Odnako”). Ha pubblicato diverse opere, l’ultimo nel 2007 col titolo L’Effroyable imposture 2.
Il discorso ambientale è entrato nella scena politica internazionale all’inizio degli anni ’80. Positivo per definizione, è presto diventato una proprietà indispensabile del potere legittimo. I più importanti capi di Stato e di governo, in un momento o in un altro, l’hanno fatto loro. Mentre le multinazionali più inquinanti hanno abbondantemente finanziato gli organi competenti dell’ONU. In questo articolo in tre parti – che non farà piacere né agli ecologisti né agli ai loro avversari – Thierry Meyssan traccia l’imbarazzante storia di questa retorica. Essa è spesso consistita nel manipolare i buoni sentimenti o la paura nell’avvenire per far passare delle contestate decisioni militari o economiche.
La conferenza di Copenaghen sul clima fu un esempio parossistico dell’abisso che vi è tra un avvenimento e la rappresentazione che i media ne danno.
Prima della conferenza, numerose personalità davano per imminente l’apocalisse se non si fosse agito e qualificavano il vertice «l’ultima occasione per l’umanità». Ma una volta terminato, senza essere giunto ad un accordo cogente, le stesse personalità assicuravano che ciò non era poi così grave: l’accordo sarebbe stato finalizzato in occasione di futuri incontri e che l’apocalisse avrebbe atteso. I principali media non fornirono alcuna spiegazione di tale repentino cambiamento e passarono ad altre cose.
Per comprendere quel che è veramente successo a Copenaghen e che è in gioco a proposito della « minaccia climatica », dobbiamo fare un passo indietro e ricordarci l’insieme del processo che ha prodotto questa nuova ideologia e condotto allo show di Copenaghen. Non si tratta qui di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici che, nel corso dei secoli, hanno spinto gli uomini da una regione all’altra, né di anticipare i prossimi e le migrazioni che essi provocheranno. Concentreremo la nostra attenzione su un altro aspetto della cosa: come gli slogan degli uni possono divenire delle menzogne condivise da tutti? Come può la furbizia politica nascondersi dietro l’apparenza della scienza? E, in definitiva, come possono dei falsi consensi crollare improvvisamente?
In 40 anni, le questioni ambientali sono state strumentalizzate per i più disparati fini politici da Richard Nixon, Henry Kissinger, Margaret Thatcher, Jacques Chirac e Barack Obama. Nessuno di questi leader ha creduto che le variazioni climatiche siano imputabili all’uomo e che minaccino la sua sopravvivenza. Tuttavia, la maggior parte l’ha detto ed ha trovato un interesse differente nel dirlo. Ecco la storia dell’ecologia politica come terreno di scontro delle grandi potenze.
Il giorno della Terra
Tutto comincia nel 1969. Il militante pacifista statunitense John McConnell propone all’UNESCO di creare un «Giorno della Terra ». Esso dovrebbe essere celebrato all’equinozio di primavera, sotto forma di una giornata feriale nel mondo intero, e permetterebbe di rafforzare il sentimento di unità dell’umanità che abita lo stesso pianeta.
Questo sogno incontra il sostegno del segretario generale delle Nazioni Unite, U-Thant. Egli vede un’occasione in più per manifestare la sua opposizione alla guerra in Vietnam. Per il diplomatico birmano, così come per molti asiatici, il rispetto dell’ambiente non è dissociabile dal rispetto della vita umana, è partecipe di una ricerca dell’armonia che esclude la guerra. U-Thant istituisce questo «giorno», ma nessuno Stato segue la sua raccomandazione. Comunque sia, egli immagina una piccola cerimonia nel corso della quale egli fa suonare la campana giapponese della pace nel palazzo di vetro e esclama: «Possano arrivare giorni pacifici e gioiosi, per la nostra bella navicella spaziale Terra, che continua a correre e a girare per lo spazio freddo col suo caloroso e fragile carico di vita.» i Washington non reagì direttamente.
Senza apparente legame con questo precedente, il senatore del Wisconsin, Gaylord Nelson, propone di applicare alle questioni ambientali americane le tecniche di mobilitazione della sinistra statunitense contro la guerra del Vietnam. Proclama il mercoledì 22 aprile 1970…«Giorno della Terra» ii.
Poiché Nelson è democratico, nessuno denuncia la manipolazione. Al contrario, la stampa dominante riprende il suo appello e lo sostiene. Il New York Times esulta: «La crescente preoccupazione di fronte alla crisi ambientale scorre nelle università del paese con un’intensità che, se perdura, potrebbe offuscare il malcontento degli studenti contro la guerra del Vietnam» iii. In definitiva, più di 20 milioni di statunitensi partecipano all’evento che consiste prima di tutto nel ripulire città e campagne dai rifiuti che le ricoprono. Per il presidente Richard Nixon ed il suo onnipresente consigliere Henry Kissinger, tale successo è insperato.
È possibile distrarre il movimento antiguerra e di dirigere l’energia dei manifestanti verso altre lotte. L’ecologia deve sostituirsi al pacifismo ed al terzomondismo. Questo «giorno della Terra» versione americana rimpiazzerà vantaggiosamente quello delle Nazioni Unite. Il senatore Nelson chiama i manifestanti a dichiarare «la guerra per l’ambiente» (sic) iv. Sotto la sua influenza, le associazioni studentesche chiedono di cambiare le priorità del momento e di trasferire una parte dei budget stanziati per la Difesa verso la protezione dell’ambiente. Ciò facendo, esse rinunciano a condannare la guerra del Vietnam in particolare e l’imperialismo in generale v.
Rapidamente, i repubblicani fanno votare delle leggi sulla qualità dell’aria e dell’acqua ed altre per sviluppare dei parchi naturali e proteggere il patrimonio naturale. Il presidente Richard Nixon crea un’Agenzia Federale di Protezione dell’Ambiente (US EPA), mentre 42 Stati federati istituzionalizzano questa manifestazione annuale.
L’ecologia è ormai una «preoccupazione» di Washington e richiede tanto più un particolare trattamento sul piano internazionale che bisogna neutralizzare il movimento antiguerra nel resto del mondo.