Scolari
31st May 2010, 21:06
L'evoluzione dello tsunami nel Mediterraneo orientale (n. 6 immagini):
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f01.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f02.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f03.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f04.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f05.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f06.html
Ottomila anni fa un'enorme frana di 35 chilometri cubi si staccò dal fianco orientale dell'Etna e si inabissò nel Mare Ionio, causando uno tsunami confrontabile se non maggiore di quello del 2004 del Sudest asiatico. I depositi a mare della frana sono stati recentemente identificati nello Ionio fino a 2000 metri di profondità grazie ad una campagna sismica condotta dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. A terra, invece le evidenze della frana sono note da tempo e sono l'avanzamento della linea di costa (Chiancone) e la Valle del Bove, che è la zona di distacco della frana. Questa cicatrice che si apre sul fianco orientale del vulcano, ha tuttora dimensioni ridotte rispetto al baratro originario, per il parziale riempimento delle lave. Una simulazione al computer ha evidenziato che l'entrata in mare della frana generò una muraglia d'acqua che si propagò nel Mediterraneo con velocità di centinaia di chilometri all'ora. Furono colpite le coste meridionali dell'Italia, la Grecia e l'Albania, il Nord Africa dalla Tunisia all'Egitto. L'impatto raggiunse, anche se smorzato, il vicino oriente con Israele, Libano e Siria.
Profilo sismico (spessore 300 m circa) della frana sottomarina proveniente dell'Etna, a 20 km dalla costa:
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/frana.html
Le tracce costiere di quel disastro si sono apparentemente perdute a causa dell'innalzamento di vari metri del livello del mare dovuto allo scioglimento dei ghiacci. Un villaggio neolitico sulle coste di Israele, ora sommerso, potrebbe essere stato abbandonato a causa dello tsunami. Nello Ionio l'altezza delle onde riuscì a "liquefare" i sedimenti sottomarini soffici: una poltiglia di plancton e sedimenti fini che ricopre i fondali del mare. Infatti contrariamente alle onde normali, anche quelle delle più forti tempeste, le onde di tsunami penetrano in profondità, fino al fondo del mare e lì creano una sovrapressione. Come conseguenza, diverse fiumane sottomarine di fango si staccarono dai margini continentali e si mossero verso le profondità abissali per centinaia di chilometri. La più imponente fra queste colate di fango venne giù dal Golfo della Sirte.
La forma parabolica di tale golfo infatti convogliò localmente onde alte molti metri così come, alcune migliaia di anni dopo, lo specchio a parabola di Archimede sarebbe stato in grado di incendiare le navi romane che assediavano Siracusa, facendovi convogliare i raggi del sole.
Alcuni depositi impilati uno sull'altro nelle conche abissali dello Ionio e della Sirte mostrano che il fenomeno di megafrane dalla zona dell'Etna è ricorrente, anche se con tempi "geologici".
Lo studio è stato finanziato all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dal Dipartimento di Protezione Civile.
http://www.pi.ingv.it/Focus/tsunami.html#
Fonte: ingv.it
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f01.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f02.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f03.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f04.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f05.html
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/f06.html
Ottomila anni fa un'enorme frana di 35 chilometri cubi si staccò dal fianco orientale dell'Etna e si inabissò nel Mare Ionio, causando uno tsunami confrontabile se non maggiore di quello del 2004 del Sudest asiatico. I depositi a mare della frana sono stati recentemente identificati nello Ionio fino a 2000 metri di profondità grazie ad una campagna sismica condotta dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. A terra, invece le evidenze della frana sono note da tempo e sono l'avanzamento della linea di costa (Chiancone) e la Valle del Bove, che è la zona di distacco della frana. Questa cicatrice che si apre sul fianco orientale del vulcano, ha tuttora dimensioni ridotte rispetto al baratro originario, per il parziale riempimento delle lave. Una simulazione al computer ha evidenziato che l'entrata in mare della frana generò una muraglia d'acqua che si propagò nel Mediterraneo con velocità di centinaia di chilometri all'ora. Furono colpite le coste meridionali dell'Italia, la Grecia e l'Albania, il Nord Africa dalla Tunisia all'Egitto. L'impatto raggiunse, anche se smorzato, il vicino oriente con Israele, Libano e Siria.
Profilo sismico (spessore 300 m circa) della frana sottomarina proveniente dell'Etna, a 20 km dalla costa:
http://www.pi.ingv.it/Focus/Tsunami/frana.html
Le tracce costiere di quel disastro si sono apparentemente perdute a causa dell'innalzamento di vari metri del livello del mare dovuto allo scioglimento dei ghiacci. Un villaggio neolitico sulle coste di Israele, ora sommerso, potrebbe essere stato abbandonato a causa dello tsunami. Nello Ionio l'altezza delle onde riuscì a "liquefare" i sedimenti sottomarini soffici: una poltiglia di plancton e sedimenti fini che ricopre i fondali del mare. Infatti contrariamente alle onde normali, anche quelle delle più forti tempeste, le onde di tsunami penetrano in profondità, fino al fondo del mare e lì creano una sovrapressione. Come conseguenza, diverse fiumane sottomarine di fango si staccarono dai margini continentali e si mossero verso le profondità abissali per centinaia di chilometri. La più imponente fra queste colate di fango venne giù dal Golfo della Sirte.
La forma parabolica di tale golfo infatti convogliò localmente onde alte molti metri così come, alcune migliaia di anni dopo, lo specchio a parabola di Archimede sarebbe stato in grado di incendiare le navi romane che assediavano Siracusa, facendovi convogliare i raggi del sole.
Alcuni depositi impilati uno sull'altro nelle conche abissali dello Ionio e della Sirte mostrano che il fenomeno di megafrane dalla zona dell'Etna è ricorrente, anche se con tempi "geologici".
Lo studio è stato finanziato all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dal Dipartimento di Protezione Civile.
http://www.pi.ingv.it/Focus/tsunami.html#
Fonte: ingv.it