PDA

Visualizza versione completa : Catastrofi naturali, storia e prevenzione nella Svizzera Italiana


Scolari
3rd May 2010, 22:36
Valanghe nella Svizzera Italiana:

http://rst.gsfc.nasa.gov/Sect17/2904972858_39afec266a.jpg

Cenni storici sul fenomeno, ottenuti consultando archivi comunali e registri parrocchiali: dalla prima valanga di cui si conosce la data (Airolo, 27.12.1504) a quella che colpì Bedretto nel 1594, dalla valanga di Broglio, in Lavizzara (1667) a quella di Ossasco del 1749, ecc. Citando opuscoli sul tema, sul finire dell'Ottocento si contano in tutto il territorio ticinese 267 valanghe, delle quali 96 nel distretto di Leventina, 27 nel distretto di Blenio, 26 nel distretto di Riviera, 10 nel distretto di Bellinzona, 48 nel distretto di Locarno, 51 nel distretto di Valle Maggia, 8 nel distretto di Lugano e 1 nel distretto di Mendrisio (Bruzella, in valle Muggio)
L'evento più significativo:
Nel gennaio 1951 le Alpi svizzere, dal Vallese all'Engadina, furono colpite da valanghe provocate da una situazione di sbarramento a Nord-Ovest. Nel febbraio del medesimo anno, sarà invece una situazione di sbarramento a Sud a provocare la serie di valanghe che fece disastri nella regione ticinese del Gottardo.
In tutto l'inverno, in Svizzera, più di 1500 valanghe uccisero 98 persone e causarono danni per parecchi milioni di franchi. A seguito di tali eventi, si intrapresero in tutto il Paese misure di protezione su larga scala, che continuano ancora oggi. Le pagine del testo segnalate propongono un attento esame degli eventi luttuosi e della relativa opera di ricostruzione e prevenzione.

Frane e smottamenti:

http://nuovaitalia.files.wordpress.com/2008/05/copia-di-mappa-macro.jpg

Tre studiosi dell'Istituto di Scienze della Terra, a Canobbio, esaminano la relazione fra piogge di grande intensità, o durata, e frane superficiali e flussi di detrito. Viene presentato un modello regionale delle rilevazioni ottenute, applicato al Canton Ticino.
Si tratta di un modello empirico, ma comunque utile per analizzare eventi storici e seguire fenomeni alluvionali in corso, identificandone la fase critica per l'innesco di dissesti e scoscendimenti, ovvero il grado di pericolo per la stabilità del terreno.

http://images.virgilio.it/sg/notizie1024/upload/map/mappa_franosita.jpg

L'evento più significativo:
La pericolosità del Sasso Rosso, a nord dell'abitato di Airolo, era nota, ma l'evento rovinoso del 28 dicembre 1898 anticipò ogni intervento di prevenzione: la massa principale della costa si staccò, sommergendo con 500'000 metri cubi di detriti la parte superiore di Airolo e causando la morte di tre persone.
L'opuscolo ben illustra le vicende dei sopravvissuti, dei soccorritori e di quanti si trovarono a gestire le opere di ricostruzione e prevenzione. A tale scopo, viene proposta una lista dei lavori eseguiti dal 1899 al 1902 per smantellare la frana, costruire muraglioni di difesa, scavare canali di scarico, rimboschire i terreni, ecc.
Vengono infine proposti dati e grafici di carattere geologico, nonché accenni ai controlli effettuati in zona fino al 1994, su incarico dell'Ufficio Geologico Cantonale. I risultati conseguiti parlano di un movimento continuo del Sasso Rosso, da tenere sotto continuo monitoraggio (spostamenti rocciosi di 2 cm all'anno). Tra il 1997 e il 1998 sono stati quindi posati in zona 11 punti di controllo che, a scadenza trimestrale, informano gli esperti del grado di pericolosità della zona.

Incendi:

http://www.corpoforestale.it/WAI/serviziattivita/AntIncedioBoschivo/Lo%20studio%20e%20le%20soluzioni/immagini/c_1trim1.gif http://www.corpoforestale.it/WAI/serviziattivita/AntIncedioBoschivo/Lo%20studio%20e%20le%20soluzioni/immagini/c_3trim1.gif http://www.corpoforestale.it/WAI/serviziattivita/AntIncedioBoschivo/Lo%20studio%20e%20le%20soluzioni/immagini/C_bosch1.gif

I toponimi possono dare indicazioni su particolari eventi o processi storici legati al territorio. Nel caso del toponimo ticinese brüsáda (bruciare, bruciato), abbiamo 182 occorrenze del termine in nomi di luogo, delle quali 102 localizzate. Con l'aiuto di testimonianze orali e/o materiali di archivio, è stato possibile raggruppare i 102 toponimi in differenti classi di significato (riferimenti a terreni, boschi, siti, edifici bruciati, ecc.), pur non dimenticando che spesso i riferimenti al fuoco esistevano in quanto il fuoco era anche un mezzo per ardere sterpaglie e tenere puliti i pascoli.
È stato comunque possibile redigere una cartina del Canton Ticino con evidenziati i luoghi relativi ai toponimi trovati, punto di partenza per uno studio del fuoco nel territorio. Tale studio comprende l'analisi geografica, geologica, climatica ed economica del cantone, oltre all'analisi prettamente linguistica dei suoi nomi di luogo.
Il Canton Ticino è la regione svizzera più colpita dagli incendi boschivi. Si tratta in genere di incendi di bassa-media intensità, che però si propagano velocemente in superficie ed avvengono nei frequenti periodi siccitosi di fine inverno-inizio primavera, a differenza degli incendi nell'area mediterranea (prettamente estivi e di media-alta intensità).
È possibile tracciare una mappa delle zone del cantone più soggette ad incendi, evidenziando così la diversa condizione degli ecosistemi boschivi ticinesi. Conviene quindi raccogliere il maggior numero di dati (effetti del fuoco su suolo, vegetazione e fauna), per evidenziare le strategie di sopravvivenza di specie vegetali ed animali del Ticino nei confronti del fuoco.
L'autore, presidente della Fondazione del Centro di Biologia Alpina di Piora, commenta i violenti incendi che si sono verificati in Leventina nell'Ottocento.
Nel novembre 1868 il villaggio di Fontana (frazione di Airolo) fu quasi interamente distrutto dal fuoco. Il rigore urbanistico della ricostruzione è oggi visibile nella scelta di localizzare in alto le nuove abitazioni civili, mantenendo le stalle in fondo al paese e migliorando la situazione igienico-sanitaria delll'abitato.
Nel settembre 1877 brucia invece il villaggio di Airolo, e 2000 persone restano senza un tetto. L'articolo riporta, al riguardo, vari dati statistici: i danni ad esempio ammontano a 2,8-3 milioni di franchi (si pensi che la paga giornaliera degli operai nella galleria del San Gottardo era di fr. 5). Ma la portata disastrosa dell'incendio va valutata considerando la particolare evoluzione demografica della zona, a quell'epoca (oltre 2000 abitanti "non indigeni", legati ai lavori per il traforo).

Terremoti:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Italia/2009/04/terremoti-mappa-italia.jpg

Non hanno fatto danni e soltanto in pochi casi sono stati avvertiti dalla popolazione; tuttavia negli ultimi 250 anni sono stati più di 220 i terremoti registrati in Ticino.
Per la maggior parte, l'epicentro dei sismi è nella vicina Italia oppure in Vallese o nella regione di Basilea. Nel Canton Ticino, la densità degli epicentri è maggiore nel Sopraceneri, a nord della cosiddetta "linea insubrica", importante struttura tettonica.
Si tratta in ogni caso di eventi di debole intensità, che non richiedono il controllo costante dell'Istituto geologico cantonale di Cadenazzo.
Dopo un paragrafo dedicato agli strumenti e ai parametri della sismologia, viene allestito un catalogo ticino-mesolcinese dei terremoti. I relativi dati vengono poi analizzati da un punto di vista statistico, secondo diversi calcoli e criteri di pericolosità. Le considerazioni finali evidenziano la scarsa pericolosità sismica della regione presa in esame.
Di rilievo e lettura interessante è l'antologia sismica proposta dall'autore, ovvero gli echi di stampa reperiti sui terremoti avvertiti in Ticino e in Mesolcina, dal Settecento ad oggi, solitamente con epicentro in diverse regioni italiane o in Vallese. Citando ad esempio il "Telegrafo delle Alpi" del 16 maggio 1802 : "...il giorno 12, alle ore 14 e tre quarti italiane si fece qui sentire una gagliarda scossa di terremoto ondulatorio, la cui direzione era da mezzogiorno a tramontana, e la durazione di pochi secondi; il cielo era sereno, l'aria tranquilla, il lago in una perfetta calma ...sì violenta fu la commozione del suolo che i lavoranti di campagna appena poterono reggersi in piedi, anzi alcuni buoi vennero rovesciati a terra.".
O ancora, la "Gazzetta Ticinese" del 13 novembre 1868 : "...si è avvertita una scossa di terremoto, che fu sensibile specialmente a Bignasco ed a Locarno, e durò di 3 in 4 secondi. A Bignasco fu tale da smovere i vetri come quando soffia un gagliardo vento, e produsse un rumore simile a quello di una carrozza al trotto sopra terreno gelato...".

http://nuovaitalia.files.wordpress.com/2008/05/mappa-macro.jpg

Il Dissier completo:

http://www.sbt.ti.ch/bcb/home/drt/dossier/catastrofi/completo.html