Visualizza versione completa : Torna a far paura il vulcano Marsili sommerso nel Tirreno
Scolari
21st April 2010, 21:17
Rilievi sul Marsili, a 150 chilometri dalla Campania. Si è formata una nuova camera di magma.
http://www.napolipuntoacapo.it/npc/foto/marsili.jpg http://images.parrotized.com/it/20100330/87886.jpg
MILANO—«Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa (esclusa la caldera del Campo Flegrei), sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.
«URANIA» - La sua storia si confonde nel tempo e non si sa quando sia avvenuta l’ultima eruzione: di certo in epoche lontane. Ma proprio i segnali emessi hanno indotto a studiarlo e l’ultima campagna iniziata in febbraio con la nave oceanografica Urania, del Cnr, ha fatto aumentare la preoccupazione. Le frane rilevate indicano una instabilità impossibile da ignorare. «Il cedimento delle pareti — nota Boschi — muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione ». La ragione sta nella situazione in cui si trova il vulcano. L’Etna in questi anni è stato tappezzato di strumenti in grado di avvisare se un’eruzione è imminente, almeno con un certo margine di preavviso. Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di queste sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra ad un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di ogni bilancio di spesa. Con le risorse a disposizione si collocherà qualche nuovo strumento ma non certo la ragnatela necessaria. «Quello che serve — conclude Boschi—è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire».
Giovanni Caprara, 30 marzo 2010
Fonte: corriere.it
andrew
21st April 2010, 22:05
Veramente preoccupante e ho letto in questi giorni che si sono registrati dei tremori nell'area e anche sull'Etna sembra che la Terra si stia risvegliando un pò ovunque
BURIAN
22nd April 2010, 13:41
scusate per l'ot ma il katla com'è messo?
andrew
22nd April 2010, 14:18
Bene bene i tremori sono in aumento costante
Scolari
22nd April 2010, 23:09
scusate per l'ot ma il katla com'è messo?
Non è entrato ancora in attività, tuttavia si registrano numerose scosse sismiche comprese tra 1,5 e 3 gradi Richter, appare imminente che riprenderà ad eruttare anche Katla, quando nessuno lo può stabilire, potrebbe trattarsi di giorni, settimane o addirittura mesi.
Gli effetti sul clima di un'eventuale eruzione di Katla potrebbero essere di gran lunga superiori a quelli dati dall'attuale eruzione ancora in corso, che non dovrebbe incidere sul clima di per sè.
Ad aumentare le preouccupazioni per Marsili sono stati i risultati dell'ultima campagna di ricerca che hanno constatato che le pareti vulcaniche risultano essere fragili e dunque facilmente franabili se si dovesse verificare un'eruzione, inoltre vi è l'aumento delle emissioni idoternali mentre all'interno del vulcano si sarebbe recentemente sviluppata una nuova camera magmatica.
Ad essere ancor più sbalorditivo secondo mè è il fatto che nell'area dello Yellowstone da alcuni mesi`si registra un'aumento preoccupante dell'attività sismica, basta pensare che nell'arco di 2 settimane (dal 17 gennaio al 03 febbraio 2010) si sono registrate ben oltre 2000 scosse sismiche comprese tra i 2,5 e i 4 gradi Richter, sempre in questi ultimi mesi sembra sia aumentata anche l'attività dei Gayser a tal punto che alcune aree sono state chiuse al pubblico mentre la bolla di magma posta sopra la caldera si sta gradualmente gonfiando a tal punto che la superficie sul fondale del lago è aumentata (di 13 cm in questi ultimi mesi).
Ricordo che mediamente la caldera dello Yellowstone erutta ogni circa 600000 anni e l'ultima eruzione risale a 640000 anni fa, dunque nulla esclude che possa tornare in attività in un futuro neanche molto lontano.
Ovviamente è impossibile stabilire quando erutterà e non può essere stabilito unicamente alla base dei numerosi sciami sismici che si osservano quotidianamente, bisogna considerare inoltre che sono ancora in fase di approfondimento gli studi delle dinamiche interne di questi "mostri" in grado di cambiare radicamente le condizioni climatiche e ambientali di tutto il mondo, tuttavia l'aumento di queste attività interne del supervulcano desta effettivamente un pò di preocupazioni.
andrew
23rd April 2010, 00:30
Si Flavio lo sto monitorando da diversi giorni il pericolo numero uno per l'umanità ma per il momento è tutto molto molto tranquillo secondo me e non solo ma anche per gli studiosi del vulcano si tratta per adesso di normale amministrazione e vi posto un link con webcam e dalla gente presente penso non ci siano pericoli :)
http://www.nps.gov/archive/yell/oldfaithfulcam.htm
andrew
23rd April 2010, 00:33
Il vulcano islandese invece fa molta più paura ha ripreso molto intensamente
http://eldgos.mila.is/eyjafjallajokull-fra-valahnjuk/
Scolari
23rd April 2010, 21:11
Si Flavio lo sto monitorando da diversi giorni il pericolo numero uno per l'umanità ma per il momento è tutto molto molto tranquillo secondo me e non solo ma anche per gli studiosi del vulcano si tratta per adesso di normale amministrazione e vi posto un link con webcam e dalla gente presente penso non ci siano pericoli :)
http://www.nps.gov/archive/yell/oldfaithfulcam.htm
Considerando che non si può prevedere quando un'eruzione vulcanica avrà luogo, forse si intende dire che "va tutto bene" finchè il vulcano non erutta, lo Yellowstone essendo una caldera posta sottoterra non da chiari ed evidenti segnali che preannunciano un'imminente eruzione vulcanica con giorni di anticipo, diversamente ai vulcani posti in superficie e aventi una bocca vulcanica visibile.
Effettivamente non vi sono stati fattori che lasciano presagire un'eruzione a brevissima scadenza, è anche vero che di sciami sismici se ne sono sempre verificati, tuttavia come detto ieri in 16 giorni si sono verificate 2000 scosse di terremoto, mentre in undici giorni l'anno scorso se ne sono misurate 813 nello stesso periodo dell'anno, seguì una fase dove le scosse sismiche diminuirono.
Dal 1923 il suolo sovrastante la caldera è risalito di 74 centimetri (di qui 13 cm negli ultimi mesi), dovuto alla bolla di magma sovrastante la caldera che lentamente si gonfia.
Questo non significa che il vulcano stia per eruttare a brevissima scadenza considerando che a più riprese anche in passato si sono verificati rigonfiamenti e "sgonfiamenti" del suolo dovuto ai movimenti interni del magma.
L'area dello Yellowstone è costantemente monitorata da satelliti e rilevatori che servono per meglio rilevare eventuali segnali che possono preannunciare un'imminente eruzione a brevissima scadenza (che possono seguire l'evento con poche ore di anticipo), inoltre la conoscenza dei processi interni di questi enormi vulcani sono ancora oggetto di studio ed è impossibile accertare che l'eruzione avrà o non avrà luogo entro un certo termina, se così non fosse non rappresenterebbe una reale minaccia.
Ciao Andrea, buona serata a te:)
andrew
23rd April 2010, 23:08
Ciao Flavio difficile a dirsi quando farà il botto, ho letto anche il tuo articolo :) al riguardo, però credo che con la rete di sensori che ci hanno messo possano comunque stabilirlo con un bel pò di preavviso inoltre tutti i geyser che ci sono possono essere studiati e loro da soli possono farci capire quando scoppierà però non credo che noi lo vedremo, sono 640000 anni che dorme e vuoi che si svegli proprio quando ci siamo noi?
P.S. mi spaventano molto di più i vulcani islandesi perchè molto più vicini nonchè i vari Marsili Etna Vesuvio e compagnia del nostro mediterraneo una cosa però me la chiedo cosa potrebbe provocare un'eruzione dello Yellowstone?
BURIAN
24th April 2010, 13:20
ciao a tutti, tra l'altro ho sentito che ( oltre al katla) anche il vulcano vicino al Laki,scusate ma non ne ricordo il nome, sta destando la preocupazione dei vulcanologi islandesi....
BURIAN
24th April 2010, 13:21
http://www.emsc-csem.org/index.php?page=home&sub=gmap
BURIAN
24th April 2010, 13:24
oops scusatemi ho postato un link sbagliato
Scolari
24th April 2010, 21:35
Ciao Flavio difficile a dirsi quando farà il botto, ho letto anche il tuo articolo :) al riguardo, però credo che con la rete di sensori che ci hanno messo possano comunque stabilirlo con un bel pò di preavviso inoltre tutti i geyser che ci sono possono essere studiati e loro da soli possono farci capire quando scoppierà però non credo che noi lo vedremo, sono 640000 anni che dorme e vuoi che si svegli proprio quando ci siamo noi?
P.S. mi spaventano molto di più i vulcani islandesi perchè molto più vicini nonchè i vari Marsili Etna Vesuvio e compagnia del nostro mediterraneo una cosa però me la chiedo cosa potrebbe provocare un'eruzione dello Yellowstone?
Potrebbe anche essere che erutti ai nostri giorni, mai dar tutto per scontato, di per sè statisticamente sarebbe già dovuto eruttare circa 40000 anni fa seguendo la scadenza con il quale questa caldera ha eruttato in passato.
Dunque nulla esclude che noi potremo assistere a tale evento.
Oltre ai Gayser vi sono numerosi altri fattori che possono anticipare un'eruzione, nonchè l'attività sismica e il rigonfiamento del suolo, sono tutti fattori che possono preannunciare un'evento ma alla base di questi fattori non si può stabilire un'imminente risveglio del vulcano se non con qualche ora di anticipo, per il semplice motivo che non si conoscono ancora bene le dinamiche interne di un Supervulcano ed essendo posto sotto la crosta terrestre a circa 8 km di profondità, non è detto che si presentino chiari ed evidenti segnali che possono annunciare un'imminente eruzione con giorni di anticipo.
L'anno scorso girava la notizia della fuoriuscita di lava dal sottosuolo il che preannunciava un'eruzione a breve scadenza, successivamente si stabili la non veriticità della notizia allarmistica, se realmente un'eruzione tale possa essere anticipata con l'emissione di lava dal sottosuolo questo nessuno può saperlo, di per sè è risaputo che una caldera di un Supervulcano si presenta come una sorta di pentola a pressione, dove la pressione aumenta fintanto che non raggiunge un punto critico in grado di far innescare un'eruzione di colossali dimensioni.
Gli effetti sarebbero di enorme portata, qualcosa come 8000 chilometri cubi di ceneri e materiali piroclastici verrebbero sparate nell'atmosfera distruggendo ogni forma di vita nell'area di centinaia di chilometri dal vulcano.
Tutto il Nord America risentirebbe della caduta di almeno 1 centimetro di cenere, le condizioni climatiche e ambientali cambierebbero drasticamente in tutto il mondo, considera che l'eruzione del Supervulcano Lago Toba, paragonabile allo Yellowstone, comportò un calo delle temperature globali di oltre 5°C portando molte speci viventi, essere umani compresi, sull'orlo di un'estinzione, dovremmo insomma fare i conti con un lungo inverno vulcanico o addirittura una breve glaciazione, dalla durata di diverse decine di anni.
Quando esplode un supervulcano gli effetti sono paragonabili ad un'impatto cometale di grosse dimensioni (dal diametro di alcune decine di chilometri).
Una futura eruzione dello Yellowstone non credo sia in grado di portare la nostra specie all'estinzione e qui probabilmente non avremmo pesanti conseguenze dirette all'eruzione stessa, tuttavia con gli effetti secondari indotti sul clima, ne risentirebbe il nostro stile di vita.
Fare inutile allarmismo e dare per scontato proiezioni apocalittiche è sbagliato, tuttavia trovo altrettanto sbagliato non tenere affatto in considerazione questa eventualità.
http://i579.photobucket.com/albums/ss235/Flavio_scolari/Supervulcano.jpg
Un video riguardo ai possibili effetti dati dal una futura eruzione dello Yellowstone:
http://www.youtube.com/watch?v=aVUx1JtT-5I&NR=1
Questo articolo è stato pubblicato recentemente (11.09.2008) dal sito: romacittà.it e riguarda il Vesuvio.
La prossima eruzione del Vesuvio potrebbe essere devastante come quella che si verificò nel 79 dopo Cristo, che distrusse Pompei: a dirlo è uno studio condotto da Bruno Scaillet del CNRS-Universitè d'Orleans, a cui ha partecipato Raffaele Cioni, vulcanologo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Secondo lo studio, il deposito di magma nel Vesuvio non è stabile, ma, nel corso degli ultimi 20 mila anni, si è spostato verso l'alto. La scoperta assume un notevole valore sul fronte della prevenzione del rischio che attualmente si basa sull'assunto che la camera magmatica sia rimasta costante durante gli ultimi 4mila anni. Per Scaillet, i 64 anni di silenzio del Vesuvio (l'ultima attività eruttiva è del 1944) potrebbero essere attribuiti al riempimento della camera magmatica che risulta essere sigillata.
Ciao Andrea, buona serata:)
Scolari
24th April 2010, 22:02
Riguardo all'Islanda effettivamente la situazione resta precaria, se si dovesse risvegliare Katla o altri vulcani adiacenti, sicuramente ne risentiremo sul clima sopratutto qui in Europa, difficile tuttavia definire in che misura.
In passato eruzioni come quelle del Laki o di Katla comportò ad una ricaduta di ceneri sull'Europa per mesi e in misura ben superiore a quanto avvenuto i giorni scorsi.
Basti pensare che quando eruttò Laki le navi dovettero restare in porto in Inghilterra e in diverse altre regioni Nord Europee per i giorni seguenti all'eruzione data la ridotta visibilità dovuta alla presenza di polveri vulcaniche.
L'eruzione inizio l'8 giugno del 1783 e terminò a fine gennaio del 1784 e comportò ad un'aumento considerevole delle precipitazioni temporalesche durante i mesi estivi, seguì un'inverno piuttosto rigido e nevoso.
Effetti anche più importanti furono dati dall'ultima eruzione del Katla avvenuta nel 1918.
Anche in passato le eruzioni del vulcano Eyjafjallajökull anticiparono quelle del Katla avente dimensioni decisamente superiori (5 o 6 volte maggiore) e in grado di emettere eruzioni decisamente più potenti.
Scolari
24th April 2010, 22:46
ciao a tutti, tra l'altro ho sentito che ( oltre al katla) anche il vulcano vicino al Laki,scusate ma non ne ricordo il nome, sta destando la preocupazione dei vulcanologi islandesi....
Fondamentalmente l'Islanda stessa è un'isola di origine vulcanica, si sarebbe formata con il tempo in seguito all'accumulo di materiale fuoriuscito dalle eruzioni vulcaniche.
Ancora oggi l'Islanda è geologicamente un'area molto interessante e molto attiva, presenta tra i più vasti complessi vulcanici attivi al mondo in quanto presenta sopratutto eruzioni di tipo "fessurale", ossia il fatto che le eruzioni non avvengono solo all'interno di un'unica bocca vulcanica, ma bensì anche attraverso delle spaccature della crosta terrestre che possono originare diverse bocche vulcaniche in un'unico complesso sotterraneo (camera magmatica).
http://www.eutopia.be/pixelpost_v1.7.1/images/20080923132249_lakagigar_craters%20of%20laki_icela nd.gif
Il Laki e il Katla ne sono un classico esempio, entrambi sono circondati da diversi vulcani più piccoli ed apparentemente distinti, ma facenti parte di un'unico complesso vulcanico in quanto nati a seguito di fratture formatesi durante un'eruzione in passato del vulcano principale.
Il vulcano Eyjafjallajökull anche in passato ha sempre anticipato il risveglio del vulcano principale non casualmente, ossia Katla che presenta la stessa camera magmatica di Eyjafjallajökull e di altri vulcani secondari.
Dunque se ora dovesse realmente entrare in attività un vulcano posto in prossimità del Laki, si potrebbe temere che anche quest'ultimo entri in eruzione a breve distanza nel tempo, proprio come ora si teme per Katla a seguito dell'eruzione del vulcano Eyjafjallajökull, che è ancora in corso.
Ciao, buona serata:)
BURIAN
25th April 2010, 11:29
Fondamentalmente l'Islanda stessa è un'isola di origine vulcanica, si sarebbe formata con il tempo in seguito all'accumulo di materiale fuoriuscito dalle eruzioni vulcaniche.
Ancora oggi l'Islanda è geologicamente un'area molto interessante e molto attiva, presenta tra i più vasti complessi vulcanici attivi al mondo in quanto presenta sopratutto eruzioni di tipo "fessurale", ossia il fatto che le eruzioni non avvengono solo all'interno di un'unica bocca vulcanica, ma bensì anche attraverso delle spaccature della crosta terrestre che possono originare diverse bocche vulcaniche in un'unico complesso sotterraneo (camera magmatica).
http://www.eutopia.be/pixelpost_v1.7.1/images/20080923132249_lakagigar_craters%20of%20laki_icela nd.gif
Il Laki e il Katla ne sono un classico esempio, entrambi sono circondati da diversi vulcani più piccoli ed apparentemente distinti, ma facenti parte di un'unico complesso vulcanico in quanto nati a seguito di fratture formatesi durante un'eruzione in passato del vulcano principale.
Il vulcano Eyjafjallajökull anche in passato ha sempre anticipato il risveglio del vulcano principale non casualmente, ossia Katla che presenta la stessa camera magmatica di Eyjafjallajökull e di altri vulcani secondari.
Dunque se ora dovesse realmente entrare in attività un vulcano posto in prossimità del Laki, si potrebbe temere che anche quest'ultimo entri in eruzione a breve distanza nel tempo, proprio come ora si teme per Katla a seguito dell'eruzione del vulcano Eyjafjallajökull, che è ancora in corso.
Ciao, buona serata:)
Grazie della spiegazione!
Scolari
25th April 2010, 13:34
Grazie della spiegazione!
Di nulla.
Pressapoco queste potrebbero essere delle possibili conseguenze qualora entrasse in attività il vulcano Katla, mentre l'attuale eruzione in corso non dovrebbe avere evidenti conseguenze sul clima per ora:
http://i579.photobucket.com/albums/ss235/Flavio_scolari/lapresse_to050508est_0010.jpg
Le ceneri del vulcano possono modificare meteo e clima.
Rischio di un anno senza estate e di piogge continue. Ma tra gli scienziati c'è anche chi pensa che la nube rigenererà l'ambiente
Più freddo, più pioggia, la grande eruzione del vulcano islandese potrebbe avere conseguenze pesanti sulle condizioni climatiche dell'Europa. L'eruzione di un vulcano può infatti causare cambiamenti meteorologici in una regione e persino modificare, più a lungo termine, il clima di un'intera zona. L'enorme nuvola di cenere, infatti, oscura il sole, perturba le correnti d'aria, modifica l'umidità dell'aria e i gas ascendenti, condensandosi, si trasformano in pioggia: le gocce, invece che leggere e trasparenti diventano nere e pesanti come inchiostro, scrive la Bild.
Il clima può cambiare?
Affinché si determini una variazione climatica a lungo termine fondamentale è la quantità di cenere che viene eruttata dal vulcano. Questa può impedire ai raggi solari di filtrare fino a terra, riflettendone una parte verso l'esterno e come conseguenza le temperature medie potrebbero diminuire. Tra le prime inevitabili conseguenze l'aumento delle precipitazioni.
Secondo Sandro Fuzzi (Cnr), se le condizioni dell'eruzione rimarranno quelle attuali il clima del nord Europa non subirà cambiamenti. "Dipende dalla quota cui arrivano le polveri e dalle prime indicazioni sembra che la nube dell'Eyjafallajokull arrivi a quote basse. Se le polveri raggiungono la stratosfera, cioè vanno a quote più alte di 10/12 km, rimangono in sospensione per moltissimo tempo (1 o 2 anni), possono causare l'oscuramento del sole e quindi il cambiamento del clima. È quello che successe il secolo scorso in Indonesia, quando un vulcano eruttò e per 2 anni in quella parte del mondo non ci fu l'estate, perchè le polveri rimaste in sospensione per un lungo periodo avevano schermato i raggi del sole. Ma le ceneri del vulcano islandese sono a una quota molto più bassa, tra i 6 e gli 8 km: rimarranno nella troposfera e si depositeranno al suolo nello spazio di 20 giorni. Un grosso problema per la circolazione aerea, ma non per il clima".
Fonte: virgilio.it
Scolari
18th May 2010, 12:21
di Peppe Caridi - Il Marsili, uno dei vulcani sommersi nel mar Tirreno, s'è risvegliato: è alto il rischio di tsunami in tutto il Tirreno meridionale a causa di possibili eventi franosi lungo i versanti dello stesso vulcano.
http://www.amalfiweb.it/articoli/foto/image7/satellite.jpg
L'allarme è lanciato dal prof. Frnco Ortolani, ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II. Ma non bisogna lasciarsi prendere dal panico, anzi, "bisogna al più presto organizzare sistemi di difesa dei litorali" come spiega lo stesso geologo in uno studio approfondito pubblicato sul MeteoPortale del Mediterraneo, meteoweb.it, con cui collabora... (continua)....
http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&catid=1%3Aultime&id=66310%3Aue-domani-operativi-la-meta-dei-voli&Itemid=119
Scolari
18th May 2010, 13:14
Altro che bomba nucleare... La notizia dell'eruzione del vulcano nel ghiacciaio di Eyjafjallajokull in Islanda non può che farci pensare ad un possibile risveglio del Vesuvio che dorme ininterrottamente dal 1944 in uno stato di quiescenza che dura tutt'ora. L'eruzione in Islanda sta provocando enormi disagi nei trasporti aerei nei dintorni del paese a causa dei fumi e delle nuvole di cenere emessi dal vulcano Fimmvorduhals che arrivano ad un'altezza di oltre seimila metri.
http://www.thrillermagazine.it/imgbank/NEWS/250px-pompeii_the_last_day_1.jpg
Tutti gli spazi aerei di Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia e Svezia sono stati chiusi e si è orientati verso una chiusura completa di tutto lo spazio aereo del nord Europa. Si è già proceduto ad evacuare circa 700 persone dalla zona meridionale dell'Islanda e crescono i timori di un possibile scioglimento del ghiacciao a causa del fiume di lava che scende dal vulcano. Secondo gli esperti irlandesi questa eruzione potrebbe durare anche un anno vista l'intensità con cui si sta manifestando ma a detta di alcuni ci sono buone probabilità che cessi nell'arco di due tre settimane. Erano oltre 200 anni che non si verificava un'eruzione di tale portata sui ghiacciai islandesi.
Ma ci pensate se si risvegliasse il Vesuvio? Ci siamo mai chiesti in che modo si riuscirà a gestire la situazione di emergenza?
Secondo gli esperti vulcanologi il periodo dell'attività più intenso del Vesuvio fu durante la seconda metà del XVIII secolo, con cicli della durata media di 10-15 anni; il meno prolifico, quello del 1872 - 1944, con due cicli della durata di 34 e 38 anni. Dopo l'eruzione del 1944, il Vesuvio cadde in uno stato di quiescenza che dura tutt'ora.
Tale periodo di riposo, in base alla descrizione del ciclo sopra descritta, appare atipico, per cui la ripresa dell'attività eruttiva pare fortemente in ritardo. Per questo, si ritiene che il Vesuvio sia uscito dal tipo di attività studiato. Per qualche motivo ancora ignoto, il condotto, praticamente sempre aperto dal 1631, dev'essersi ostruito in profondità, o devono essersi svuotate le "sacche" di magma che alimentavano l'attività ciclica, per cui il vulcano è tornato all'apparenza inerte, come doveva essere prima del 1631.
Nel 2001 una ricerca condotta dalle Università di Napoli e di Nizza, e i cui risultati sono stati pubblicati su Science, ha permesso di accertare che a una profondità di circa otto chilometri sotto la superficie è presente un accumulo di magma che si estende per circa quattrocento chilometri quadrati, dal centro del golfo di Napoli fino quasi ai contrafforti preappenninici. Per via di ciò, è lecito aspettarsi i segnali di una ripresa dell'attività in qualunque momento: proprio per questo il Vesuvio è strettamente monitorato.
Un vulcano esplosivo, come lo è il vesuvio, comincia ad espellere prima i materiali solidi che ostruiscono l'uscita: tra essi ci sono i piroclasti, frammenti di varie dimensioni che possono essere scagliati ad altezza di alcune decine di chilometri. L'eruzione prosegue poi con gli altri prodotti vulcanici, tra cui lapilli e ceneri, nubi ardenti con ammassi incandescenti di ceneri, ed infine lava che ha una temperatura che oscilla tra gli 800 ed i 1.200 gradi C.
E questo è certamente il tipo di eruzione più pericoloso, quello che descrisse Plinio il Giovane nel 79.
Ma la cosa che più si teme in caso di un'eruzione del Vesuvio è certamente l'onda piroclastica, un'onda in grado di bruciare tutto quello che trova sulla sua strada. L’evacuazione preventiva rimane la norma fondamentale da rispettare.
Fonte: italia news.it
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