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Visualizza versione completa : Monsoni: relazioni con il clima del Mediterraneo


Scolari
7th March 2010, 22:11
Inanzitutto si deve comunque prendere in considerazione il fatto che i monsoni sono il risultato di differenze termiche tra oceani e continenti, ma allo stesso tempo sono anche il risultato delle calme equatoriali che variano di posizione tra l’inverno e l’estate di alcuni gradi di latitudine assieme a tutto il resto della circolazione atmosferica divisibile a celle (cella Polare; di Ferrel e di Hadley).
Durante le mezze stagioni le calme equatoriali coincidono pressapoco con l’equatore, mentre durante l’estate Boreale si spostano di alcuni gradi (circa 5) verso nord invadendo le aree soggette appunto ai monsoni, in questo modo le piogge torrenziali sono favorite.
Viciversa succede durante l’inverno Boreale le calme equatoriali si trovano a circa 5° di latitudine d, non coinvolgendo le aree del d Est Asiatico.
Possiamo dire che dunque i monsoni sono il risultato di entrambi i processi stagionali.
Anche secondo me un aumento delle temperature globali, potrebbe piuttosto produrre un’intensificazione dei monsoni, non un’indebolimento con conseguente siccità per le aree interessate, ma questo lo possiamo constatare dai molti studi fatti che cercano di spiegare il clima durante le glaciazioni.
Le piogge tropicali, diversamente dalle piogge delle medie latitudini che sono il risultato di forti contrasti termici, sono il risultato dell’energia termica presente che più è evidente, più da forza alle piogge monsoniche.

Prevedere i monsoni in India

Stabilito un legame tra siccità e temperature dell’Oceano.
Tradizionalmente l’agricoltura indiana dipende dai monsoni, non poteva quindi che essere salutata con favore la notizia che la capacità di prevederli è migliorata, seppur di poco, grazie a una ricerca pubblicata sulla rivista “Science”. Dalle registrazioni storiche è risultato che in più di 130 anni i periodi di siccità sono sempre stati collegati a eventi di tipo El Niño, un fenomeno che è indice di un’alta temperatura del Pacifico tropicale. In tale situazione si ha una variazione nell’evaporazione marina e nei venti che generalmente producono in India una stagione estiva di piogge relativamente poco intense. Così, una misura delle temperatura dell’Oceano Pacifico può essere utilizzata per prevedere in prima approssimazione i periodi più secchi. Ma le cose non sono così semplici: negli ultimi 30 anni il riscaldamento del mare ha prodotto precipitazioni di intensità variabile. Nel 1997, per esempio, si è verificato il più intenso El Niño del secolo, che tuttavia non ha influito molto sui monsoni indiani; viceversa nel 2002 a un El Niño moderato è seguita una forte siccità. “L’attuale capacità di prevedere i monsoni è limitata” ha comentato Martin Hoerling della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti che ha sede a Boulder, in Colorado, coautore dell’articolo. “Sfugge al controllo circa il 90 per cento della variabilità di questi eventi atmosferici. Il problema è che gli eventi El Niño possono avere differenti “sapori”: alcuni riscaldano l’acqua più nella parte centro-occidentale del Pacifico, altri più nella parte orientale.” L’analisi mostra come negli anni recenti sia stato il primo tipo ad aver prodotto la peggiore siccità: tale distinzione era sfuggita finora, e per questo motivo non è stato possibile prevedere le siccità drammatiche del 2002 e del 2004.
Un modello per prevedere El Niño:
Un nuovo modello climatico è in grado di descrivere con precisione gli ultimi 24 eventi di El Niño con due anni di anticipo APPROFONDIMENTIIl clima del Pacifico del Nord
Alcuni ricercatori hanno creato un modello climatico che si è mostrato in grado di prevedere con successo, a posteriori, gli ultimi 24 eventi di El Niño con due anni di anticipo. Si tratta di un grande miglioramento rispetto ai modelli precedenti, che riuscivano a prevedere i disturbi climatici del Pacifico soltanto sei-nove mesi prima. Secondo Vernon Kousky della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), i risultati potrebbero condurre a migliori previsioni delle condizioni atmosferiche anomali causate da El Niño, fornendo così più tempo per prepararsi alle inondazioni, alle siccità, alle ondate di calore e a tutti gli effetti che ne conseguono. Gli eventi di El Niño si verificano una volta ogni 3-7 anni, quando la superficie del mare sul lato sudamericano del Pacifico tropicale si riscalda notevolmente e il ciclo di calore e umidità si modifica in tutto l’oceano. Sin dalla metà degli anni ottanta, per prevedere questi fenomeni è stato un modello al computer sviluppato alla Columbia University. In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature”, Dake Chen e colleghi spiegano ora di aver migliorato il modello. Chen ha messo alla prova il nuovo modello inserendovi i dati delle temperature superficiali dell’oceano dal 1856 al 2003. Il programma è riuscito a prevedere con successo il clima del Pacifico tropicale con due anni di anticipo, simulando tutti i 24 eventi di El Niño dal 1856 a oggi.

Un passo avanti nella previsione dei monsoni:
Potrebbe aiutare a limitare i danni delle catastrofiche inondazioni che flagellano il d-Est asiatico Il dramma di un contadino cinese durante le inondazioni dello Yangtze dello scorso anno. I nuovi risultati prodotti dal South China Sea Monsoon Experiment (SCSMEX) lasciano sperare che presto sarà possibile prevedere l’arrivo e l’entità delle piogge del monsone estivo, permettendo di aiutare la popolazione a pianificare eventuali evacuazioni, e dunque di risparmiare vite umane, animali da allevamento e di ridurre l’impatto delle inondazioni sui terreni e sulle abitazioni. I ricercatori impegnati in questa campagna scientifica internazionale hanno scoperto indizi in grado di rivelare i tempi e l’evoluzione del monsone estivo dell’Asia orientale, trovando relazioni tra la disastrosa inondazione dello Yangtze Kiang dello scorso anno e la violenza del monsone estivo. «Nel 1998 - afferma William Lau, ricercatore al NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt e uno dei responsabili del SCSMEX - il monsone del Mar Cinese Meridionale arrivò in ritardo, e con intensità minore del solito, il che poteva mettere sull’avviso riguardo alle forti piogge che hanno poi colpito la Cina meridionale e alle devastanti inondazioni che ne seguirono.» L’inondazione dello Yangtze provocò più di 3700 vittime, e i danni materiali sono stati stimati in 30 miliardi di dollari (circa 37.000 miliardi di lire). Il gruppo di ricerca del progetto SCSMEX ha scoperto che l’arrivo del monsone estivo può essere previsto basandosi sulle alterazioni dei venti che solcano l’Oceano Indiano e il Mar Cinese Meridionale. Secondo Lau, prima dell’arrivo del monsone estivo l’attività ciclonica sull’Oceano Indiano si intensifica, con la formazione di una coppia di cicloni, un fenomeno individuato circa dieci anni fa e che ogni primaverafa la sua comparsa, con intensità variabile. Gli esperimenti condotti nel 1998 nell’ambito del progetto SCSMEX hanno per la prima volta confermato che questo sistema ciclonico può essere messo in relazione con la stagione dei monsoni. I cicloni, ciascuno dei quali ha dimensioni pari a quattro volte la superficie dell’Italia, si muovono verso Est a cavallo dell’Equatore. Pochi giorni prima che il monsone estivo abbia inizio, i due cicloni si separano; quello dell’emisfero meridionale si spegne, mentre quello dell’emisfero settentrionale si muove verso Nord e si trasforma in monsone nel Golfo del Bengala. Usando le informazioni fornite dai satelliti, Lau ha in programma l’osservazione dei due cicloni anche quest’anno, e spera di poterne vedere la separazione in modo da comprendere quando avrà inizio il monsone e quale sarà la sua intensità. Poter prevedere esattamente la data d’inizio del monsone estivo potrà avere risvolti di grande importanza sulle coltivazioni, sull’amministrazione delle acque fluviali e sulla pianificazione delle evacuazioni in caso di inondazione.

Fonte: lescienze